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GEOFINANZA/ Da Usa e Giappone una nuova "grana" per Monti

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La prima proposta riguarda i debiti delle amministrazioni (centrali e locali, grandi e piccoli) nei confronti delle imprese. Non solo stanno portando al dissesto numerose realtà imprenditoriali, ma stanno diffondendo a macchia d’olio balance sheets recession: devono essere saldati al più presto, anche se ciò comporta sforare gli obiettivi di un Fiscal Compact sulla cui efficacia nessuno pare più credere. Parte delle risorse possono essere trovate da una moratoria ai rimborsi elettorali in attesa che si trovi un sistema sostenibile e trasparente di finanziamento pubblico della politica (sempre che lo si consideri utile).

La seconda proposta riguarda il riassetto degli ammortizzatori sociali. Deve andare di pari passo con la nuova normativa sul mercato del lavoro, non su due binari differenti e accavallando meccanismi differenti. Dalla razionalizzazione si potrebbero trovare risorse per obiettivi più meritevoli e più prioritari.

La terza proposta riguarda l’occupazione giovanile, la vera vergogna dell’Italia nei confronti internazionali. Esiste una pletora di agenzie (ItaliaLavoro spa, l’Isfol, i centri per l’impiego e via discorrendo) che se ne occupa, con duplicazioni di ogni sorta e una marea di personale (l’Isfol ha 600 dipendenti, mentre il suo omologo tedesco ne ha 40). I risultati sono quanto meno tali da destare perplessità. Qui ci vorrebbero razionalizzazione e uno snellimento urgente al fine di utilizzare le risorse per impieghi produttivi per i giovani, non per burocrazie che paiono girare a vuoto.

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COMMENTI
18/04/2012 - la parola "impresa" è uscita dal vocabolario... (Fabrizio Terruzzi)

chissà perchè ma a partire da Monti ogni proposta per rivitalizzare l'economia sembra ignorare che sono le imprese a creare lavoro. Mi aspetterei che al centro di ogni discorso ci siano le "imprese". Ovvero di come far loro tornare la voglia e la convenienza ad investire e a creare posti di lavoro. Invece la parola "impresa" sembra essere uscita dal nostro vocabolario. Ma nessuno, tanto per dire, si rende conto di come sta andando quel termometro della voglia di investire che è la borsa? In questo momento l'imprenditore sembra un condannato ai lavori forzati, un condannato a non vedere mai un soldo dei profitti che produce perchè lo stato lo priva ogni anno di tutta la liquidità con le tasse (da pagare in contanti e subito, pena grossi guai). Per di più lo vessa di continuo con burocrazia arrogante ed inefficiente e gli riserva un trattamento da stato borbonico. Ad esempio avete mai avuto una visita della finanza e provato ad essere affrontato come un presunto "ladro" fin da subito? Poco ci manca che vi intimino "mani in alto". Qualche anno fa durante una cena fra imprenditori italiani a Bucarest ho visto presentarsi con mia meraviglia il primo ministro romeno. Poi ho capito: in Romania ci sono oltre 15mila(!) imprenditori italiani che pur di sopravvivere hanno aperto un'unità produttiva in quel paese. E parlo solo della Romania. Vogliamo continuare ad ignorare i motivi per cui ci sono andati? Vi assicuro che uno lascia l'Italia per andare in Romania solo per disperazione.

 
18/04/2012 - salva e crescita talia (antonio petrina)

tra le proposte di crescita quella sottolineata da pennisi merita attenzione relativamente allo sblocca -crediti : basterebbe rendere il "credito adesso" ( come attuato in regione lombardia )erogabile in tutte le regioni per i debiti degli enti pubblici virtuosi del paese italia: anche senza avanzi di amministrazione. Per i comuni virtuosi e con avanzi ,la sistematica riduzione del debito finanziario, con applicazione dell'avanco ,rimane la strada maestra che agevola da sola l'operazione dell'esigibiltà del credito.