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GEOFINANZA/ Da Usa e Giappone una nuova "grana" per Monti

Per far fronte a una recessione che non sarà blanda, occorreranno risorse non facili da reperire. GIUSEPPE PENNISI ci illustra tre riforme per riuscirne a liberare un buon quantitativo

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Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la Decisione di economia e finanza (Def) e il Programma nazionale per le riforme (Pnr). Il condizionale è d’obbligo perché la Def era attesa da almeno una settimana e i rumors di corridoio davano il Pnr in arrivo addirittura il 15 marzo - dato che la Commissione europea ha presentato in novembre, invece che in gennaio, lo scenario di riferimento entro cui formularlo.

Con questo calendario in mente il Cnel ha inviato all’inizio di marzo al Governo proposte per il Pnr; non solo, l’Osservatorio sulle strategie europee per la crescita e l’occupazione (Oseco) ha da alcuni giorni rimesso all’Intergruppo parlamentare Europa 2020 (una formazione di parlamentari europei provenienti da vari scacchieri politici) i propri suggerimenti, mettendo l’accento sulle aree meno coperte dal documento del Cnel. Non mancano altre iniziative.

Sarebbe difficile comprendere le ragioni dell’inazione se il Bollettino della Banca d’Italia pubblicato ieri non raggelasse le aspettative ricordando a tutti che oggi le prospettive sono meno brillanti di quanto lo fossero soltanto pochi mesi fa, al tempo dei Decreti Legge chiamati “Salva Italia” e “Cresci Italia”. In aggiunta, il Bollettino tratta la contrazione in corso come un fenomeno macro-economico standard e non come una ben più perniciosa balance sheets recession, ossia una recessione innescata da un eccesso di indebitamento che ha causato un mutamento di paradigma a individui, famiglie, imprese e servizi finanziari - da un obiettivo di massimizzazione dell’utile si è passati a quello della minimizzazione dell’indebitamento.

Ci vorranno mesi per comprendere come uscire dalla balance sheets recession: negli Usa - lo documenta un lavoro di Richard Koo - ci sono voluti trent’anni, il Giappone ci sta tentando da almeno quindici. Cosa fare? Tre modeste proposte possono servire a dipanare una complessa matassa. Esse si basano sul principio rawlsiano di beni primari, che sono quelli che una persona ragionevole considera essenziali, qualsiasi altra cosa la stessa persona giudicasse utile. Quindi sono proposte non solo modeste, ma anche minimali da arricchirsi con quanto è possibile tirare fuori da una finanza pubblica in cui la coperta è corta e che rischia di essere ancora più corta in futuro a ragione del pesante aumento della pressione tributaria.


COMMENTI
18/04/2012 - la parola "impresa" è uscita dal vocabolario... (Fabrizio Terruzzi)

chissà perchè ma a partire da Monti ogni proposta per rivitalizzare l'economia sembra ignorare che sono le imprese a creare lavoro. Mi aspetterei che al centro di ogni discorso ci siano le "imprese". Ovvero di come far loro tornare la voglia e la convenienza ad investire e a creare posti di lavoro. Invece la parola "impresa" sembra essere uscita dal nostro vocabolario. Ma nessuno, tanto per dire, si rende conto di come sta andando quel termometro della voglia di investire che è la borsa? In questo momento l'imprenditore sembra un condannato ai lavori forzati, un condannato a non vedere mai un soldo dei profitti che produce perchè lo stato lo priva ogni anno di tutta la liquidità con le tasse (da pagare in contanti e subito, pena grossi guai). Per di più lo vessa di continuo con burocrazia arrogante ed inefficiente e gli riserva un trattamento da stato borbonico. Ad esempio avete mai avuto una visita della finanza e provato ad essere affrontato come un presunto "ladro" fin da subito? Poco ci manca che vi intimino "mani in alto". Qualche anno fa durante una cena fra imprenditori italiani a Bucarest ho visto presentarsi con mia meraviglia il primo ministro romeno. Poi ho capito: in Romania ci sono oltre 15mila(!) imprenditori italiani che pur di sopravvivere hanno aperto un'unità produttiva in quel paese. E parlo solo della Romania. Vogliamo continuare ad ignorare i motivi per cui ci sono andati? Vi assicuro che uno lascia l'Italia per andare in Romania solo per disperazione.

 
18/04/2012 - salva e crescita talia (antonio petrina)

tra le proposte di crescita quella sottolineata da pennisi merita attenzione relativamente allo sblocca -crediti : basterebbe rendere il "credito adesso" ( come attuato in regione lombardia )erogabile in tutte le regioni per i debiti degli enti pubblici virtuosi del paese italia: anche senza avanzi di amministrazione. Per i comuni virtuosi e con avanzi ,la sistematica riduzione del debito finanziario, con applicazione dell'avanco ,rimane la strada maestra che agevola da sola l'operazione dell'esigibiltà del credito.