BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

GEOFINANZA/ Il salvataggio "impossibile" della Spagna

La situazione della Spagna, vista anche la sua esposizione verso il Portogallo, resta molto rischiosa per l’Europa, che potrebbe dover salvarla. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

Infophoto Infophoto

Le giornate di (immotivata) euforia borsistica come quella di martedì scorso sono utilissime ai politici, poiché le brutte notizie che devono dare si mischieranno nei tg ai rialzi degli indici e agli spread in ribasso, perdendo un po’ di connotato negativo. Ecco, ad esempio, che mentre Piazza Affari volava sulle ali dell’entusiasmo per il fatto che per piazzare debito a 12 e 18 mesi, la Spagna ha dovuto pagare rendimenti doppi rispetto a marzo, Mario Monti ci diceva chiaro e tondo per il pareggio di bilancio tanto sbandierato dovremo attendere oltre il 2013, probabilmente nel 2015 e che il debito pubblico quest’anno volerà al 123,4% dal 120,1% precedente. Belle notizie, non c’è che dire. Ma tanto martedì la Borsa è volata: lasciate stare che ieri le prese di beneficio e non solo hanno pressoché azzerato i guadagni, quella dei politici è una battaglia psicologica, prima ancora che economica.

Come giudicare, ad esempio, la risposta fornita dal consigliere della Bce, Miguel Angel Ordonez, all’ipotesi di un terzo maxi-prestito anti-crisi della Banca centrale europea? «Tutto è possibile, tuttavia penso non sia sul tavolo al momento». Intanto, però, il sasso è stato gettato. «La Spagna non si aspetti che la Bce risolva i suoi problemi, aiutandola ad acquistare i suoi titoli del debito pubblico. Non vedo nessuna ragione per discutere un terzo Ltro. Non è la fine del mondo se i tassi di interesse di un Paese salgono temporaneamente oltre il 6%, anzi possono essere uno sprone per le riforme», ha risposto chiaro e tondo ieri il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Come al solito, l’Europa avanza compatta.

Ma al netto delle schermaglie, l’Europa avrebbe sufficiente denaro per salvare la Spagna? E quanto ne servirebbe? Una cosa è certa, una terza asta Ltro potrebbe essere davvero la chiave di volta. Qualche cifra? Dei 146,8 miliardi di securities sul debito a medio e lungo termine emesse dalle banche spagnole, 123 (ovvero l’84%) sono state finanziati dai soldi delle prime due aste della Bce. Acquisito questo dato, le stesse banche iberiche devono trovare altri 26,2 miliardi di euro entro giugno per andare incontro alle richieste di ricapitalizzazione avanzate dall’Eba. Bene, stando a calcoli fatti da Bank of America-Merrill Lynch, se i depositi dovessero tenere in maniera ragionevole (cosa che già ora non sta accadendo) ma la crescita dei prestiti dovesse contrarsi di un 3-4%, lo shortfall di finanziamento per il 2012 sarebbe tra i 49 e i 57 miliardi di euro, a meno di una terza asta Ltro.


COMMENTI
19/04/2012 - la guera (Diego Perna)

Siamo in guerra, economia e finanza sono le armi di distruzione di famiglie e imprese. Noi sitamo provando anon essere i primi, cioé i secondi a soccombere dopo la Grecia.Le manovre del Governo e la psicologia di Monti e di alcuni media, serve a questo scopo. Ormai anche i bambini capirebbero che non c' é via d' uscita senza soluzioni che non siano all' esterno di questo sistema. Le banche hanno i titoli di Stati indebitati, quello italiano ha debiti anche verso le imprese,si dice 100 mld. Serviranno migliaia di mld per salvare banche e stati, ditemi voi dove li dovremmo prendere, anche gli immobili scenderanno di valore e i consumi sono al passo. La ripresa non ci sará né nel 2013 né mai. Tuttolo facciamo per salvare la faccia e non perdere prima di altri.Ditemi: Ma acosa serve?