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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Così Norvegia e Germania “scaricano” l’Europa

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Pur avendo l’Eurogruppo deciso un’accelerazione nel finanziamento dell’Esm da parte degli Stati - una prima tranche del capitale verrà versata nel 2012, a luglio e poi a ottobre e una seconda tranche nel 2013 e l’ultima nel 2014 - i numeri non cambiano, si danno i soldi in anticipo ma non ne si danno di più. Certo, l’Ue potrebbe decidere per un’ulteriore e più spinta accelerazione del pagamento capitale per l’Esm se i fondi fossero necessari, ma a quel punto chi lo dice a Germania e Finlandia?

Chi invece ha deciso di chiamarsi fuori del tutto dal grande schema Ponzi del debito europeo è la Norvegia, Paese che gestisce il secondo fondo sovrano del mondo, la quale nel settembre 2010 ebbe la sciagurata idea di scommettere sul non default della Grecia e di mantenere titoli in portafoglio, poiché a suo modo di vedere le prospettive di lungo termine l’avrebbero protetta dalle perdite. Pernacchia di rito e veniamo ai giorni nostri. A differenza delle banche italiane e spagnole che continuano a intasarsi di debito dei loro Paesi, il Fondo sovrano della Norvegia, per bocca del ministro delle Finanze, Sigbjoern Johnsen, ha comunicato venerdì di aver pianificato “una netta riduzione della nostra esposizione all’Europa, per aumentare invece i nostri investimenti nei mercati emergenti e nell’area Asia-Pacifico. Intendiamo ridurre le nostre detenzioni poiché vediamo che gli sviluppi economici a livello globale stanno cambiando e questo dovrà essere riflesso anche dalla nostra strategia d’investimento”.

La Norvegia è il più grande investitore equity d’Europa, grazie al suo fondo sovrano da 610 miliardi di dollari e il suo portafoglio, sia bond che reddito fisso che real estate, cambierà così: gli investimenti europei saranno gradualmente ridotti dal 54% al 41%, mentre quelli nell’area Asia-Pacifico saliranno dal 11% al 19%, portando la percentuale di portafoglio dedicata ai mercati emergenti dal 6% al 10% del totale, mentre quella di Americhe e Africa salirà dal 35% al 40%. Il segretario di Stato, Hilde Singsaas, ha dichiarato che “non è possibile dire quanto tempo richiederà (il processo di riduzione all’esposizione europea, ndr), dovrà essere graduale e tenere conto delle circostanze di mercato”. Insomma, per ogni Btp o Bonos comprato dalla Bce, uno venduto sarà del Fondo sovrano di Norvegia.

Pensate che nessuno seguirà l’esempio? Magari, però, non utilizzando gradualità nella riduzione dell’esposizione. Non è un caso che, al netto dell’ottimismo mal riposto per l’aumento del firewall europeo, proprio venerdì scorso il Wall Street Journal, citando un portavoce della banca centrale tedesca, ha reso noto che la Bundesbank non accetterà più i bond emessi dalle banche e garantiti da titoli di Stato di Grecia, Irlanda e Portogallo, diventando così la prima banca centrale dell’Eurozona a proteggere il proprio bilancio dai rischi dei paesi in difficoltà. Un gran bel segnale di sfiducia nell’eurozona e un bell’argine al contagio, non c’è che dire.

E visto il continuo aggravarsi della situazione, non c’è da fare una colpa a Berlino. Con il passare dei giorni, infatti, sempre nuovi dati emergono rispetto allo stato di salute della Spagna e nessuno di questi appare positivo. Il debito regionale iberico, infatti, conta per il 13% del Pil ed è cresciuto dai 60 miliardi di euro del 2006 ai 140 miliardi attuali.

 

 

Le prime quattro regioni del Paese contano per i due terzi di tutto il debito regionale e con la sola eccezione di Madrid, tutte hanno fallito nel raggiungere i loro obiettivi di deficit. Ciò che preoccupa di più, poi, è la breve scadenza del debito che va a maturazione, con necessità di rifinanziamento quasi totalmente concentrate nei prossimi due anni e la composizione del debito, diviso a metà tra bonds e prestiti, questi ultimi quasi tutti da banche spagnole.

 


COMMENTI
02/04/2012 - Complimenti! (Giuseppe Crippa)

Caro Bottarelli, se non ho capito male questo articolo ha un taglio antifederalista che Le varrà l'inclusione nella lista nera dei giornalisti non graditi alla Lega, cosa che ovviamente le farebbe onore.