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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Così Norvegia e Germania “scaricano” l’Europa

I provvedimenti dell’ultimo Eurogruppo non sembrano sufficienti a contrastare una crisi crescente, soprattutto guardando ad alcuni dati come fa MAURO BOTTARELLI

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Siamo in mano a dei bambini. Nemmeno troppo intelligenti, oltretutto. Come giudicare, infatti, quanto accaduto all’Eurogruppo di venerdì scorso, con la conferenza stampa finale saltata a causa di un forte litigio tra il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, e il ministro delle Finanze austriaco, Maria Fekter, la quale prima dell’inizio della conferenza finale ha tenuto un incontro con i giornalisti, anticipando i contenuti del documento con cui l’Eurogruppo ha varato un nuovo firewall europeo del valore complessivo di 800 miliardi di euro.

Capito, si fanno i dispetti e le ripicchine! E questi dovrebbero governare la crisi? Fossi in Juncker, poi, sarei addirittura grato alla Fekter per quanto fatto, visto che in questo modo sarà suo il nome associato all’ennesima bufala uscita da un consesso comunitario, realtà che i mercati non tarderanno a scoprire dopo i rialzi drogati di venerdì (e lo spread comunque a 332 registrato venerdì dopo la grande notizia, non parla la lingua del sollievo). Eh già, perché nonostante gli annunci, il denaro realmente ancora a disposizione per il “firewall” è pari a 500 miliardi di euro e quanto fatto dall’Eurogruppo è stato solo correggere un errore precedente che limitava la capacità di prestito combinata a soli 300 miliardi di euro. Se infatti sulla carta l’Efsf e l’Esm hanno un potenziale combinato di 940 miliardi di euro - molti ma comunque non sufficienti a salvare Spagna o Italia in caso sia necessario - a far capire che l’antifona non sarebbe cambiata rispetto allo spartito tedesco ci ha pensato venerdì mattina proprio il ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schauble.

Il quale, prima, in un’intervista alla Bild, ha detto chiaro e tondo che “non ho intenzione di far innervosire i mercati con i numeri”, ma poi, in una conferenza a Copenhagen, ha espresso il seguente concetto: “Abbiamo 500 miliardi di euro di denaro fresco disponibile, insieme ai programmi già concordati per Portogallo e Irlanda e il nuovo piano per la Grecia. Sono circa 800 miliardi di euro, penso che siano sufficienti”. E qui sta l’inghippo. Agli 800 miliardi Schauble ci arriva, apparentemente, sommando i 500 miliardi dell’Esm, i 200 dell’Efsf, i 56 di prestiti bilaterali alla Grecia e i 60 miliardi dal terzo fondo di salvataggio, l’Efsm, sottoscritto dai 27 paesi attraverso il budget comunitario.

Peccato che molto di questo denaro sia già stato speso, visto che ad esempio l’Efsm oggi ha in cassa solo 11 miliardi di euro o non sia attualmente disponibile per prestiti. Inoltre, salvo decisioni che non ci siano state comunicate, i 240 miliardi inutilizzati del fondo Efsf saranno detenuti e vincolati per “circostanze eccezionali” fino a metà del 2013. E siccome l’unica cosa che importa davvero ai mercati è l’effettiva capacità di prestito (oltre alla velocità di reazione), facciamo due conti della serva. Stante la metà di quest’anno, l’Esm avrà capitale limitato a 210 miliardi di euro (di cui solo 32 pagati in capitale), a cui si potrebbero unire i “fondi eccezionali” dell’Efsf, raggiungendo quota 450 miliardi di euro. A metà 2013, stando alla road map comunitaria, ci sarà una seconda rata di capitale in modo che l’Esm sarà in grado di prestare 420 miliardi di euro, mentre a metà del 2014 l’Esm sarà completamente capitalizzato e raggiungerà una capacità di prestito di 500 miliardi di euro. Gli altri 300 annunciati ieri con tanto di litigio, da dove salterebbero fuori?


COMMENTI
02/04/2012 - Complimenti! (Giuseppe Crippa)

Caro Bottarelli, se non ho capito male questo articolo ha un taglio antifederalista che Le varrà l'inclusione nella lista nera dei giornalisti non graditi alla Lega, cosa che ovviamente le farebbe onore.