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SCENARIO/ Pelanda: Italia, un "contratto" pronto per il dopo-Monti

Pubblicazione:lunedì 2 aprile 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 18 aprile 2012, 9.12

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

In una democrazia le tasse si pagano in base a un “contratto fiscale” determinato dall’elezione di una maggioranza. Ciò distingue i “cittadini” dai “sudditi”. Nella democrazia italiana il confronto politico tra portatori di contratti fiscali “tassista” e “detassista”, cioè tra coloro che vogliono più Stato e quelli che ne desiderano di meno per lasciare più spazio al mercato, non è mai stato netto.

Dal 1964 fino al 1993 l’offerta politica di maggioranza fu composta da un mix di statalisti e mercatisti. Da questa configurazione politica emerse un contratto fiscale molto anomalo: tasse crescenti per finanziare protezioni sociali e apparati, ma combinato con una sorta di permesso implicito, per chi poteva, di evadere le tasse. Fu un compromesso che diede pace sociale alla nazione durante la Guerra fredda e permise al mercato di restare dinamico nonostante i crescenti pesi fiscali. Ma creò una situazione ingestibile.

Quando, nel 1994 e dal 2001 al 2006, l’offerta detassista fu più netta, la sua realizzazione politica fu bloccata dalla necessità di coprire costi pubblici ormai difficilmente riducibili, complicati dall’enorme debito e dai nuovi eurovincoli. Poiché non era possibile far scendere le tasse, anche perché nella coalizione pro-mercato restava una forte componente statalista, l’offerta politica detassista perpetuò il contratto fiscale anomalo, cioè il permesso di evasione, per soddisfare i propri elettori.

Ora lo Stato è in emergenza: deve fare cassa subito, mentre la riduzione della spesa e delle tasse è un processo lungo. Per tale motivo sta violando il contratto fiscale implicito vigente nella democrazia italiana, costringendo quelli che ritenevano legittimo evadere una parte delle tasse a pagarle tutte, demonizzandoli. Gli evasori, però, hanno usato uno spazio discrezionale lasciato loro dalla politica.

Quindi non vanno perseguitati, ma riorganizzati entro un nuovo e chiaro contratto: (a) chiudere il passato con un condono oneroso in cambio dell’impegno trasparente degli evasori di pagare tutto nel futuro; (b) impostare un progetto di bilancio che, al raggiungimento della saturazione del gettito, riduca gradualmente le tasse per tutti. Il condono oneroso è materia di questo governo. La conferma del nuovo contratto fiscale - paghiamo tutto per pagare meno dopo - dovrà essere fatta nelle elezioni del 2013, ma il governo dovrebbe già impostarne lo schema.


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COMMENTI
04/04/2012 - MONTI E RODO-MONTE (celestino ferraro)

“La Volpe del deserto” è ad El Alamein, Alessandria e le Piramidi stanno a un passo della galoppata. Rommel pensa di vincere sconfiggendo il generale britannico Claude Auchinleck. Monti vagheggia di una “Grande Coalizione nel 2013”, forse: la guarderà da fuori. Ritiene, Monti, che il “momentum” sia favorevole, lo spread è domo, il debito però non demorde. Non importa, bisogna crederci, l’ottimismo è il carburante del successo. Di Berlusconi, profeta del sorriso positivo, nessuno si rese conto e la derisione accompagnò il suo atteggiamento mentale. Cos’è cambiato? Berlusconi in Quintino Sella? Bisognava che andasse lontano, Mario Monti, sulla “Muraglia”, da lì ha librato le ali ed è volato, Pindarico, in mille giri celesti. Sarà una tecnica per attrarre i dubbiosi agli investimenti italici? L’Italia, cachettica per l’Art. 18, minata da un sindacato restio e tetragono alle necessità incombenti, oberata da un debito pubblico di circa 2000 miliardi di euro, dovrebbe affascinare i cinesi, i giapponesi, i coreani perché sbarchino nel Paese del sì in omaggio al Professore che ha smarrito il senso del ridicolo. Gli crederanno? Ho i miei dubbi, il tempo ci dirà. Spero di essermi sbagliato, per il bene del Pase e per il mio bene.

 
02/04/2012 - magior gettito nel patto fiscale ? (antonio petrina)

Caro Prof non credo che il governo attuale ,votato allo spending review e alla lotta all'evasione per conseguire il pareggio nel 2013, possa imbarcarsi con il decreto fiscale altri traguardi,senza il placet delle forze che l'appoggiano. Poi ,il governo che verrà,come dice Panebianco sul Corsera di oggi 2 aprile,con le ventilate riforme che demoliscono anche quel che di buono ha il bipolarismo,rende instabile il rating per gli anni a venire, salvo allora un patto che già ora abdichi alla politica fiscale proposta dal governo tecnico !