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CALCOLO IMU/ Riforma del catasto. Le novità numeri alla mano spiegate dal geometra

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Tutti pagheranno di più. E questo, per quanto riguarda la prima casa non risponde certo a criteri di equità. La prima casa produce infatti reddito per chi ci abita, quindi è un reddito solo da un punto di vista teorico.

 

Le rendite catastali saranno quindi incrementate?

 

No, il governo non incrementa le rendite, ma il coefficiente moltiplicatore che va a determinare l’imponibile. Se io avevo un appartamento con una rendita catastale da 100 euro, fino a un anno fa dovevo moltiplicarlo per 126 (115 per la prima casa prima dell’abolizione del governo Berlusconi) e il valore finale risultava pari a 12.600. Da dicembre con l’Imu questo moltiplicatore è salito a 160, e quindi il valore finale è di 16.000. Tutte le percentuali aumentano perché il coefficiente per cui moltiplicarle è più alto. Ogni volta che mi reco al catasto, trovo degli anziani in coda per vedere se la loro rendita catastale è stata aumentata. In realtà quest’ultima rimane invariata.

 

Può fare un esempio concreto?

 

In via Calatafimi, zona Molino delle Armi, a Milano un appartamento di tre vani, pari cioè a 55/60 metri quadri, ha una rendita di 594, che con l’Ici era moltiplicato per 126 e produceva un risultato finale pari a 74.818. Se quindi il proprietario dichiarava un valore dell’appartamento pari a 75mila euro, pagava le tasse su quella somma senza il bisogno di alcun accertamento. Se io trovassi degli appartamenti a 75mila euro in quella zona di Milano, ci investirei tutti i miei soldi. La rendita catastale è quindi sganciata da un dato reale. Il governo Monti lascia la rendita invariata, ma portando il coefficiente a 160, il valore finale diventa pari a 95mila euro, che è comunque ancora un dato basso. Per ciascuna zona di Milano, con la riforma, il valore catastale rimarrà invariato, anche perché riuscire a cambiarlo richiederebbe un lavoro lungo anni.

 

(Pietro Vernizzi)



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