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GEOFINANZA/ 1. Benamou: ecco le regole che hanno affondato le banche

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Una massiccia vendita di titoli del settore bancario, sia azioni che obbligazioni. Le banche si sono presto rese conto che gli investitori le ritenevano responsabili del debito emesso da Stati dell’Eurozona in loro possesso e hanno quindi liquidato le loro esposizioni. Il portafoglio in titoli di Stato di Société Générale, comprendente titoli di Italia, Irlanda, Spagna, Portogallo e Grecia, si è letteralmente dissolto, passando dai 17 miliardi di euro del 31 dicembre 2010 ai 5 miliardi del 30 settembre 2011. Questo circolo vizioso ha presto causato notevoli incrementi nel costo di finanziamento di Spagna e Italia. Il sistema bancario e le prospettive di rifinanziamento del debito degli Stati dell’Eurozona sarebbero stati esposti a grave rischio senza il massiccio intervento della Bce.

 

In una recente intervista, Lei ha messo a confronto l’atteggiamento delle banche francesi con quello pragmatico degli italiani e dogmatico dei tedeschi. Cosa intendeva dire?

 

Mi riferivo all’atteggiamento delle banche di fronte alla finestra di finanziamento a tre anni della Bce, conosciuta come Ltro (Long term refinancing operations). Le banche tedesche hanno rifiutato di utilizzare questa opportunità. Invece, le banche italiane e inglesi (attraverso le loro filiali nell’Eurozona) hanno fatto ricorso senza esitazioni a questa fonte di finanziamento a buon mercato, mentre le banche francesi (con l’eccezione di Bpce e Dexia) hanno ritardato le loro decisioni fino all’ultimo minuto, temendo che il mercato potesse considerare un segno di debolezza il ricorso a questi finanziamenti. 

 

Le banche francesi sono state anche criticate per una minore trasparenza, per esempio nei confronti delle banche inglesi o scandinave. È veramente così?

 

Quella della mancanza di trasparenza delle banche francesi è una critica scorretta. Le banche francesi si sono espanse moltissimo tra il 2000 e il 2011 e hanno ora una vasta presenza geografica in Europa, forti bilanci e una storica posizione di leadership nelle attività di investimento bancario complesso, come i derivati. Nell’attuale critica situazione, questo tipo di attività è meno facile da “leggere” rispetto a modelli di business più semplici o a una maggiore focalizzazione territoriale.

 

Il downgrading di S&P’s e l’outlook negativo di Moody’s rappresentano un problema reale per la Francia o si tratta solo di una questione di prestigio?

 

Nel contesto attuale, la perdita di uno o due punti non rappresenta un problema reale. Non si tratta comunque solo di prestigio, ma di reputazione e credibilità, che sono gli elementi fondamentali che determinano il costo di finanziamento di un Paese sul mercato. I rapporti del deficit e del debito rispetto al Pil di Germania e Francia sono molto simili, ma la Germania può finanziarsi con l’1,30% in meno della Francia. Perciò, anche se non è ancora un problema concreto, è un chiaro avvertimento che il tempo dei finanziamenti senza pensieri è ormai passato

 

Si aspetta qualche cambiamento nella politica economica francese dopo le prossime elezioni?


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