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GEOFINANZA/ 1. Benamou: ecco le regole che hanno affondato le banche

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I cambiamenti nelle politiche non saranno più che tanto condizionati dal risultato delle elezioni. Il governo francese non ha molti spazi di manovra, come la maggior parte dei governi dell’Eurozona, obbligati a una sempre più stretta disciplina di bilancio e fiscale in un quadro di maggiore integrazione europea. Chiunque vinca le elezioni ha di fronte a sé una strada segnata da aumento dell’imposizione fiscale e da tagli di bilancio.

 

E circa la cosiddetta diarchia Francia-Germania che sembra governare l’Eurozona, una vittoria di Hollande potrebbe cambiare sensibilmente la situazione?

 

François Hollande è un europeista impegnato che capisce benissimo cos’è in gioco. Anche se durante la campagna elettorale ha detto che chiederà di rinegoziare i trattati europei, dubito che vorrà assumersi un tale rischio.

 

Molti pensano che il reale “governatore” dell’Europa sia la Germania e che la Francia sia solo un alleato. Qual è la sua opinione a tal proposito e qual è l’atteggiamento dei francesi rispetto a questa inusuale alleanza con la Germania?

 

La Germania ha chiaramente preso la guida in questa primavera 2012, relegando la Francia a un ruolo secondario. Ed è vero che siamo in presenza di un cambiamento storico nelle relazioni tra i due paesi nel corso di questi cinquant’anni. Questo nuovo ruolo è stato finora giocato con grande intelligenza e diplomazia da Nicolas Sarkozy, dato che è riuscito gradualmente a smuovere su punti chiave la Germania dalle sue posizioni dogmatiche. In questo momento, i francesi (con l’eccezione di Jean-Luc Melenchon e Marine Le Pen) non soffrono per questa perdita di leadership e credo siano convinti che l’Europa abbia bisogno di compattezza e unità per ristabilire una qualche credibilità.

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