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Economia e Finanza

LETTERA/ Caro Credit, le banche hanno "tradito" famiglie e imprese

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Già allora, come adesso, le banche venivano considerate entità di potere che al potere largamente partecipavano, rimanendo distanti dalla gente normale. E la finanza americana voleva dire il provvidenziale Piano Marshall. Certo, è passato molto tempo da allora e l’atteggiamento verso le banche è certamente cambiato, ma non in modo così radicale, come cerco di esporre nel successivo paragrafo.

 

Banche e fiducia

La fiducia è il fattore fondamentale in ogni rapporto, a maggior ragione per quanto riguarda il credito. Mi chiedo quale fiducia possa avere un normale cittadino nel depositare i propri soldi in banca, quando poi ogni giorno legge sui giornali che le banche non si fidano l’una dell’altra e che il mercato interbancario, se non proprio congelato, è ridotto al minimo.

Le polemiche sulle banche che investono a tassi molto più alti, magari presso la stessa Banca centrale, i fondi ottenuti dalla Bce all’1%, guadagnando senza impegno alcuno, possono anche non interessare il normale cittadino. Al massimo verrà confermato nell'opinione che c’è chi può, come le banche, e chi invece deve tirare la cinghia. 

Ma ben diverse saranno le reazioni quando scoprirà che la banca, che sul suo conto corrente offre percentuali frazionali al lordo di salate spese, gli chiede il 9/10% composto su un prestito garantito dal suo stipendio accreditato ogni mese nella stessa banca e, in più, coperto da un’assicurazione a suo carico. Né credo si sentirà rincuorato dalla decisione del governo di imporre la presentazione di più preventivi. E a proposito di “crociata contro le commissioni creditizie”, recentemente la banca mi ha comunicato l’introduzione di una nuova commissione del 2% sul rosso di conto corrente. Chi sono le “vittime”? 

Per finire con la fiducia, vorrei ricordare il comportamento delle banche nei casi Cirio, Parmalat o bond argentini, che non mi pare proprio di istituzioni che godono “di buon pedigree sociale ed economico”. 

 

Banche e imprese

Il sistema bancario è senza dubbio essenziale per l’economia, ma sarebbe bene non dimenticare le peculiarità del nostro Paese, che non sono solo nell’importanza delle piccole e piccolissime imprese, elemento rilevante anche negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove le imprese fino a 10 dipendenti si stimano essere il 95% del totale. La differenza dell’Italia è, semmai, nell’assenza di grandi imprese.

Il problema italiano, al di là delle dimensioni, è la sottocapitalizzazione delle imprese, da cui la definizione di “capitalismo senza capitali”. L’ennesimo paradosso, vista la grande propensione al risparmio, che tuttora perdura, e la grande ricchezza privata che fa da contrappeso all’enorme debito pubblico. Che rimane infatti per metà in mano a investitori nazionali.


COMMENTI
22/04/2012 - Banche traditrici (senza virgolette) (Giuseppe Crippa)

A supporto delle conclusioni di Dario Chiesa, che condivido ampiamente, vorrei citare un esempio ancor più recente di quello relativo al Gruppo FIAT: l’indebitamento che il sistema bancario ha in questo momento in essere verso un solo cliente, il gruppo assicurativo Fondiaria SAI (FonSai) di Salvatore Ligresti, che ammonta a 2,1 miliardi di euro. Come sia stato possibile che le banche abbiano prestato più di due miliardi ad un gruppo che dispone di un capitale nominale di molto meno della metà invece di sostenere 20.000 aziende con prestiti per 100.000 Euro ciascuna o 200.000 famiglie in difficoltà con 10.000 Euro ciascuna potrebbe spiegarcelo Lei, caro Credit, in un prossimo articolo?