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Economia e Finanza

NUOVE TASSE/ Il decreto "FalliscItalia" ci regala la recessione

Alcune gru in azione su una strada (Foto: Infophoto)Alcune gru in azione su una strada (Foto: Infophoto)

Questo fatto non merita commenti, c'è veramente solo da vergognarsi. Ma ogni giorno se ne scopre una. Una gru al lavoro in un luogo pubblico porta la targhetta della società che l'ha fabbricata, quindi fa pubblicità e su questo deve pagare l'imposta della pubblicità. Non vorrei ricordare il “refuso”, così è stato chiamato, dell'ipotetica esenzione dei ticket per i disoccupati e i  loro familiari. Tra un po' ci faranno pagare anche una tassa sul biglietto con il nostro nome sul citofono, perché ci facciamo pubblicità. 

Ormai questo Stato  e questo governo sembrano una “monarchia assoluta” che non sa più come pagare  le spese del sovrano e continua a chiedere tasse ai suoi sudditi. Non ci sono  neppure spese per la guerra, ma si continuano a tassare per pagare i debiti del  sovrano.   

Pare che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sia preoccupato  per questa non-crescita.  

Lo credo bene. E lo spero. Tutte queste tasse tolgono soldi ai consumi, al  mercato, alla crescita, al risparmio, anche se celebrano la “Giornata del  risparmio”. In realtà è una follia pura il pareggio di bilancio in una simile situazione di recessione.  

Questa era una delle frasi di un grande economista come John Kenneth Galbraith: perseguire il pareggio di bilancio in un periodo di recessione è la  scelta peggiore che si possa fare.  

E aveva perfettamente ragione. Ma qui fanno esattamente il contrario. Guardi comunque che le stime del Fmi sul Pil del mondo prevedono una crescita del 3 e  mezzo per cento, che in fondo in una simile situazione non è male. Il problema  è che va male l'Europa, che c'è soprattutto una recessione europea. Mi chiedo il perché.  

Il rigore imperante. La manovra del “governo dei tecnici”, lo sottolinea anche la Cgia di Mestre, è fatta per quattro quinti da tasse, da nuove entrate. Le  spese non le toccano e non vendono nulla. 


COMMENTI
23/04/2012 - Perché non si taglia la spesa pubblica? (Carlo Cerofolini)

Condivido al 110% quest'articolo e il fatto per cui ci si ostina a non tagliare la spesa pubblica - che è direttamente legata alla pressione fiscale e che assomma circa a 800 miliardi annui (50% del Pil) - non è che sia dovuta al fatto che la classe politica e dirigente non vuole rinunciare a tutto l'immenso potere che deriva da quest'avere diciamo le mani in pasta?