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CROLLO BORSA/ 1. Sapelli: i "padroni" della finanza vogliono una nuova crisi

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La crisi economica mondiale inizia a entrare in un nuovo ciclo: quello del tentativo, da parte di un settore composito dell’oligopolio finanziario mondiale, di distruggere sistematicamente le debolissime difese che gli stati nazionali e le loro superfetazioni - come, per esempio, l’Europa “unita” da una super banca “tedesca” e da un sistema di super-banche centrali a confini variabili negoziati volta a volta a seconda delle banche locali che si vogliono salvare - hanno iniziato a erigere per evitare l’espandersi del fuoco che si è appiccato nella prateria. La miccia fu la voracità con cui molti anni or sono le banche tedesche fecero negli Usa dei mutui suprime - verità, questa, enunciata tra il mio stupore di modesto ascoltatore televisivo per caso recentemente a Minoli dal Governatore Visco in una appassionante e bellissima intervista, sottaciuta da tutta la stampa nazionale e internazionale…

Ora è iniziata la crisi da “giocata al ribasso” e da guadagno di gruppo derivante dallo sbranamento dei titoli pubblici. Le banche nordamericane hanno iniziato a liberarsi dei titoli di stato della zona euro già nel terzo trimestre del 2011, vendendo titoli greci, italiani, portoghesi, spagnoli a manetta. Il posizionamento era chiaro. Alla svalutazione dei Pigs si rispondeva con la scommessa dell’ulteriore peggioramento economico dei medesimi, facendo crollare i titoli di quei paesi e inducendo i grandi traders, spesso delle stesse banche, a comprare su scala di massa a prezzi ribassati, preparandosi così a rivenderli appena sarebbero saliti di valore.

I compratori non potevano che essere quelli istituzionali, ossia i fondi pensione et similia, conducendo alla rovina milioni di pensionati in tutto il mondo. Grande, a confronto, è il guadagno che ne fanno le banche con i loro traders. E questo mentre si presentano al pubblico come le patriottiche eroine che difendono i titoli pubblici e si svenano per la patria, non avendo più in tal modo un soldino per le piccole imprese e le povere famiglie. Tutto va ai grandi azionisti delle banche che lavorano in questo doppio senso di marcia…

Una partita possibile da giocare perché la potenza di fuoco degli intermediari finanziari dell’oligopolio internazionale è superiore a qualsivoglia barriera rompi-fuoco costruita in questi mesi dai poverissimi stati nazionali e dalla versione europea della banca tedesca travestita appunto da banca europea e guidata da un europeo che in verità risponde alle volizioni dell’oligopolio finanziario e istituzionale nordamericano. Piuttosto che cercare le parti correlate sulla carta bisognerebbe cercare le società correlate degli independents e non independent directors delle banche per capire che cosa volta a volta vuole l’oligopolio finanziario mondiale. Oggi vuole il nuovo ciclo della crisi.



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