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GEOFINANZA/ Quei conti che fanno tremare l’Europa

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“Sberla all’Europa di Monti”, così ieri titolava in prima pagina Il Giornale, riferendosi ai risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi che hanno visto primeggiare il candidato socialista ed euroscettico Francois Hollande su Nicolas Sarkozy, reo a vita per la risatina insieme ad Angela Merkel. Bene, si riduce tutto alla legge del beduino questa crisi, ovvero il nemico del mio nemico è mio amico. Magari per poco, magari - anzi, certamente - per convenienza politica del momento: insomma, chi ha votato un candidato il cui programma economico farebbe venire i brividi anche a un ultra-keynesiano, ha voluto mandare un segnale all’Europa-Reich di Monti, della Merkel, della Bce e magari anche della Bundesbank. Non parliamo poi di quel 20% di francesi che ha scelto il Front National di Marine Le Pen, la quale addirittura vuole l’uscita dall’euro e il ritorno al franco francese: evviva, Beppe Grillo sta facendo proseliti in mezza Europa!

Non importa che ieri i mercati e lo spread abbiano dato una bella svegliata a tutti, facendo notare che quella di Hollande all’Eliseo non sarebbe esattamente la ricetta per riformare l’Ue e l’eurozona ma per distruggerle: no, occorre ideologizzare e piegare ai propri interessi di bottega tutto in questo Paese, a destra come a sinistra. Non accorgendosi, ad esempio, che i paesi dell’eurozona hanno ridotto sì il proprio deficit al 4,1% del Pil nel 2011, rispetto al 6,2% del 2010, come comunicava Eurostat, ma che il debito complessivo dell’area della moneta unica è cresciuto lo scorso anno all’87,2% del Pil dall’85,3%. Debito, sempre debito: la trappola mortale dell’Europa. E ancora, l’indice Pmi composito dell’area euro, calcolato da Markit, è arretrato da 49,1 di marzo a 47,4 punti, il minimo da 5 mesi, contro un atteso aumento a 49,3 punti, mentre l’indice dell’Eurozona servizi scende da 49,2 a 47,9 punti, il minimo da 5 mesi e quello del settore manifatturiero arretra da 47,7 a 46 punti, il minimo dal giugno 2009. L’indice Pmi tedesco è crollato da 51,6 a 50,9 punti, sopra lo spartiacque dei 50 punti e al minimo dal luglio 2009.

Particolarmente sensibili il calo dell’indice manifatturiero della Germania che tocca i 46,3 punti, mentre l’indice servizi scende a 52,6 punti. In Italia l’indice composito arretra da 49,1 a 47,4 punti, il minimo da 5 mesi, con l’indice manifatturiero giù a 46 punti e quello servizi a 47,9 punti. In Francia l’indice complessivo è crollato al minimo da sei mesi di 46,8 punti, quello manifatturiero scende a 47,3 punti e quello servizi a 46,4 punti. Non importa, poi, che in Olanda, Paese ancora per poco con rating AAA, il governo guidato da Mark Rutte si sia dimesso, spalancando le porte a elezioni anticipate, proprio per l’incapacità di trovare un accordo sul nuovo piano di austerity: è l’intera impalcatura che trema e non sarà il populismo di Hollande a fissarla, così come non l’ha fissata il rigorismo tout court e miope della Merkel.



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