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GEOFINANZA/ Quei conti che fanno tremare l’Europa

Pubblicazione:martedì 24 aprile 2012

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Stesso discorso, vale per la revisione ex ante delle offerte di bonds. «L’eurosistema è vicino all’esplosione», ha dichiarato la scorsa settimana - con chiaro riferimento al programma Target2 - il capo dell’Ifo Institute, il professor Hans-Werner Sinn, parlando all’Accademia dell’Economia in Austria, a detta del quale «siamo di fronte a uno scenario orribile. Stiamo tramutando un sistema di nazioni amiche in blocchi di creditori e debitori ostili tra loro». E tanto per far capire quanto in Germania il tema sia caldo, sentito e dibattuto, all’inizio della scorsa settimana la Foundation for Family Business di Monaco ha presentato una denuncia penale contro la Bundesbank, accusandola di tenere i cittadini tedeschi all’oscuro rispetto al vero livello di rischio del Target2. Il quale, a differenza del sistema FEDwire statunitense, permette un pile up di debito sempre maggiore, invece che giungere a regolazione degli sbilanciamenti entro pochi mesi.

E se gli eurofili ritengono le preoccupazioni tedesche meramente strumentali, poiché se anche l’euro cessasse di esistere, la Bundesbank potrebbe staccarsi un assegno, il fatto che un galantuomo come George Soros attacchi la Bundesbank, parlando di «contrattacco contro la Bce, sforzi unicamente portati avanti per proteggersi dalle perdite, ma che potrebbero tramutarsi in una profezia che si autoalimentare e distruggere l’euro, tanto che se fossi ancora un investitore attivo oggi scommetterei contro la moneta unica», mi fa immediatamente simpatizzare per Weidmann e soci. Tanto più che anche i più grandi difensori del Target2 ammettono la necessità di controlli più appropriati rispetto a trasferimenti così vasti e lo stesso Fmi parli del programma come di «un finanziamento dei deficit commerciali di Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo fatto passare dalla porta di servizio».

La cura tutta rigore della Merkel è certamente assassina della ripresa, ma anche gli afflati di monetizzazione a getto continuo della Bce targata Draghi, spalleggiata dai governi indebitati, non è viatico per nulla, le due aste Ltro ce lo hanno insegnato: urge un compromesso, una revisione sì dei Trattati, ma anche dei programmi di politica monetaria che stanno creando bolle pericolosissime in un ambiente di per sé già saturo di gas. E chiedere il ritorno alle vecchie valute, per paesi grandi come Francia, Italia e Spagna, non appare certo la ricetta percorribile: va bene per Atene, una pulce che già di per sé stava riuscendo ad abbattere l’elefante eurocratico. Figuriamoci Parigi o Roma. Attenti ai facili entusiasmi, insomma. E, soprattutto, ai consigli interessati d’Oltreoceano, come quelli dello speculatore travestito da filantropo, George Soros.

 

P.S. Guardate questa tabella: sono le emissioni di debito nel mondo, Europa compresa, nelle prossime due settimane. Tanti auguri.

 



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