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GEOFINANZA/ Così l’Italia sta tornando nel mirino degli speculatori

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Lo ripeto, siamo ormai al punto di non ritorno: non importa se sarà l’implosione della Spagna o l’addio della Germania, l’attuale Ue non regge in questa forma e quindi dovrà cambiare. Spagna e Italia sono problemi troppo grandi da risolvere, non esistono né fondi, né entità sufficientemente potenti per riuscire a gestire la situazione. Qualche esempio? Ne bastano due, a mio avviso.

Primo, ieri la Germania è riuscita a collocare Bund trentennali con scadenza luglio 2044 solo per 2,405 miliardi di euro contro i 3 miliardi di importo massimo prefissato (595 milioni di euro gli acquisti solo della Bundesbank, tanto per capirci), una volta che il rendimento medio offerto ha toccato il minimo storico del 2,41%. La domanda, inoltre, ha raggiunto solo i 2,75 miliardi. Direte voi, meglio così, lo spread Btp-Bund sarà crollato: no, rimasto placidamente in area 390. Secondo, nelle sale trading si comincia a guardare sempre meno al differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi e ci si concentra sempre di più sullo spread tra Btp e Bonos spagnoli, in perenne restringimento da un settimana a questa parte, con le nostre obbligazioni pericolosamente underperforming rispetto a quelle iberiche: in 5 giorni di contrattazioni, si è passati da uno spread di 50 punti base ai 17 di ieri.

Un enorme short squeeze? Probabile, ma è una dinamica già vista la scorsa estate: attenzione, l’Italia sta tornando nei radar. Con buona pace di Mario Draghi, Mario Monti e della Borsa di Pavlov.

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