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TASSE/ Ivie, Imu, Unico e le 82 scadenze di maggio. Il commercialista: così il fisco toglie fiducia agli italiani

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TASSE: LE 82 SCADENZE DI MAGGIO, L'IVE, L'IMU E LE ISTRUZIONI DELL'UNICO. IL PUNTO CON IL COMMERCIALISTA Il calvario del contribuente continua. Non basta una pressione fiscale arrivata al 45% del reddito, un’inquietante lista di 82 scadenze fiscali da pagare entro il mese di maggio e l’introduzione di nuove tasse come la freschissima Ivie, l’imposta sul valore degli immobili esteri, il cui calcolo appare complicatissimo. Il contribuente italiano dovrà anche fare i conti con un modello Unico 2012 le cui istruzioni sono arrivate a 110 fitte pagine, neanche fossero un romanzo giallo. E come scordarsi dell’Imu, la tanto discussa imposta municipale sugli immobili, da cui poi sono spuntate come funghi di bosco anche le improbabili Imu bis e la super Imu: questo nuovo tributo è l’unico che si inizia a pagare senza che il contribuente possa conoscere quali saranno le aliquote reali che verranno applicate, nonostante il balzello riguarderà praticamente tutti gli italiani.

Eppure nei giorni scorsi perfino Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, e la Corte dei Conti, hanno espresso diverse considerazioni riguardo la pressione fiscale italiana: il primo ha chiaramente affermato che "il consolidamento fiscale attuato solamente sulla base dell'aumento delle tasse è sicuramente recessivo", spiegando che "in condizioni di urgenza ed estrema tensione si aumentano le tasse perché è più facile aumentare le tasse che ridurre le spese". Luigi Gianpaolino, presidente della Corte dei Conti, aveva invece fatto sapere un paio di giorni prima che in Italia "l'urgenza del riequilibrio dei conti si è tradotta nel ricorso al prelievo fiscale, forzando una pressione già fuori linea nel confronto europeo e generando le condizioni per ulteriori effetti recessivi".  

«Quanto detto da Draghi e dalla Corte dei Conti è condivisibile - spiega a IlSussidiario.net Paolo Costanzo, commercialista e titolare dell’omonimo studio - , anche perché il carico fiscale, cioè il modo più semplice per finanziare la spesa pubblica, per come si è evoluto e incrementato in realtà non fa altro che ridurre in maniera significativa disponibilità e consumi da parte dei contribuenti». 



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