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FINANZA/ Il "piano B" di Monti contro la crisi

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Mario Monti (Infophoto)  Mario Monti (Infophoto)

La fase uno è basata sulla riforma delle pensioni, l’aumento delle imposte e (se si chiuderà entro l’estate) la riforma del mercato del lavoro. Le liberalizzazioni sono una deludente incompiuta. Non sono stati sbloccati i 100 miliardi che la Pubblica amministrazione deve ai fornitori. Non è stato riaperto nessun cantiere. Le pensioni non hanno un impatto recessivo, al contrario: tenendo più a lungo la gente al lavoro si riducono le spese dello Stato e si pagano retribuzioni in ogni caso più elevate rispetto agli assegni di quiescenza. Tutte le altre misure, invece, hanno depresso il potere d’acquisto, quindi la crescita nel breve termine.

Intanto l’Ue al vertice di Copenaghen, lo scorso fine settimana, ha suonato un nuovo campanello d’allarme. “L’eurocrisi non è finita - scrive un documento riservato della Commissione - Molti squilibri sottostanti e debolezze delle economie, del sistema bancario e dei debiti sovrani, debbono ancora essere affrontati”. La speculazione scalda i motori, prende di mira il Portogallo (ma ormai è come sparare sulla Croce rossa) e soprattutto la Spagna. Lo spread risale, anche i tassi italiani tornano ben sopra il 5%. Se ad agosto, il mese più crudele sulle borse mondiali, comincia un balletto iberico simile a quello che l’anno scorso travolse Grecia e Italia, saranno guai seri. Ecco perché Monti sta esaminando la possibile fase due. Di che si tratta?

Il governo lo negherà fino all’ultimo, però in Parlamento è già tutto un fremito di idee e proposte. Il direttore del Financial Times, Lionel Barber, del resto, ne ha già scritto in tempi non sospetti, parlando di un “piano A” (cioè la stabilizzazione finanziaria lanciata a novembre quando eravamo davvero sull’orlo del crac perché non circolava più moneta e le banche restavano all’asciutto) e di un “piano B” che consiste in un’imposta patrimoniale e in un intervento straordinario per tagliare lo stock del debito. Monti insiste ancora che, portando in pareggio il bilancio dal 2013 e assicurando per alcuni anni un buon avanzo primario (cioè al netto degli interessi), il debito comincerà a ridursi. Ma il movimento è lento (ci vogliono vent’anni di rigore) e incerto (dipende da bassi tassi di interesse che, però, sono esogeni, vengono regolati dal mercato internazionale e dalle banche centrali).

Non solo. Con l’aumento delle imposte il governo ha colpito i ceti medi a reddito fisso (lo si è visto nelle buste paga di marzo). L’Imu sarà una pesante patrimoniale sugli immobili (fonti vicine al governo prevedono un rincaro pari a tre volte l’Ici). L’articolo 18 diventa, comunque la si metta, una mazzata sui lavoratori sindacalizzati. In nome dell’equità promessa dai tecnici, dunque, è arrivato il momento di intaccare i redditi alti. Le cifre scandalose sulla concentrazione di ricchezza e sulla elusione/evasione fiscale da parte di imprenditori e capitalisti rendono socialmente e politicamente insostenibile la situazione. E i grandi giornali, a cominciare da Il Corriere della Sera, preparano il terreno.



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