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FINANZA/ Il "piano B" di Monti contro la crisi

Pubblicazione:martedì 3 aprile 2012

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

Un’imposta straordinaria sui ricchi servirà a rilanciare la crescita? No. E nemmeno a risanare le finanze pubbliche. Né potrà riequilibrare l’ingiusta distribuzione del reddito. Sta lì a dimostrarlo l’esperienza francese, ormai trentennale. Tuttavia, è diventata anch’essa un simbolo per certi versi parallelo e opposto rispetto all’articolo 18. Dunque, sarà difficile esorcizzare il fantasma.

Più complessa è l’operazione sul patrimonio pubblico. Circolano stime da 300 miliardi di euro (su un debito totale di 1.900 e un’eccedenza di 900 miliardi rispetto al 60% stabilito dal patto di stabilità). Senza entrare troppo nel merito di quelle che sono finora solo ipotesi di scuola, si tratta di collocare asset importanti fuori dal perimetro del bilancio consolidato. Altri paesi lo hanno fatto (tedeschi e francesi con le ferrovie o i debiti locali). Ma sono noccioline rispetto a un’operazione come quella italiana paragonabile solo alla nascita dell’Iri nel 1933. Da far tremare le vene ai polsi, ma, a questo punto, esistono davvero alternative?



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