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EUROGRUPPO/ Le dimissioni di Juncker: troppe ingerenze franco-tedesche

Pubblicazione:lunedì 30 aprile 2012

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Jean-Claude Juncker ha annunciato le dimissioni dal suo ruolo di presidente dell'Eurogruppo.  Nel darne motivazione ha usato parole che potrebbero dar adito a più di una polemica. Juncker ha infatti detto di essere costretto a lasciare perché sono troppo forti le ingerenze francesi e tedesche nel suo lavoro. La notizia è dell'ultima ora per cui si attende una esatta ricostruzione e una spiegazione approfondita da parte dello stesso Juncker. Ricordiamo che l'Eurogruppo è un centro di coordinamento dove si trovano tutti i ministri dell'Economia e delle finanze dei Paesi membri dell'Unione europea. Per la precisione quelli che hanno adottato l'euro, quelli che fanno parte cioè della cosiddetta Eurozona. Non è il caso ad esempio del ministro delle finanze del Regno Unito. Di solito l'Eurogruppo si riunisce in previsione di un consiglio dei ministri dell'economia e delle finanze, detto Ecofim. Jean-Claude Juncker è anche il primo ministro del Granducato del Lussemburgo e ricopre la carica di presidente dell'Eurogruppo dal 2005. Curiosamente, Juncker nonostante le parole di insofferenza verso Francia e Germania (di cui ha detto che si comportano come fossero i soli membri del gruppo) ha dichiarato di appoggiare per la nomina del suo successore quella del ministro tedesco alle finanze, Wolfgang Schaeuble. Juncker avrebbe poi fatto sapere di essere stanco delle ingerenze di questi due Paesi nella conduzione del gruppo. Juncker ha dato la notizia delle sue dimissioni oggi parlando a un convegno ad Amburgo. Oltre a quanto già reso noto, e cioè il fastidio per la troppa ingerenza franco-tedesca, l'ex presidente dell'Eurogruppo ha detto che l'eurozona ha bisogno di crescita economica, ma non a spese del consolidamento dei conti pubblici. Juncker in passato si era detto favorevole al potenziamento delle risorse della Banca europea per gli investimenti: una posizione questa condivisa anche da Angela Merkel e dal Commissario agli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn. Si attendone le eventuali repliche a questo punto di Germania e Francia.


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