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SPILLO/ 1. La rivincita del berlusconismo tra politica e finanza

Pubblicazione:lunedì 30 aprile 2012

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

Al calar del berlusconismo, ma con il Cav. ancora regnante, la vulgata maggioritaria era la seguente: il premier Silvio Berlusconi ha ormai credibilità internazionale pari a zero, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti castra ogni tentativo di crescita, il sottosegretario Gianni Letta è il dominus di operazioni di potere poco commendevoli, oltre che grand visir dei servizi segreti.

A distanza di qualche mese, con Mario Monti regnante, la situazione è pressappoco la seguente: il premier Monti ha ridato credibilità internazionale all’Italia, ma lo spread fra Btp e Bund galleggia intorno ai 400 punti base; si comporta come Tremonti, ovvero è tutto dedito al rigore, e in più ha una tendenza ad aumentare le imposte; e la tanto agognata crescita stenta a ripartire nonostante un superministero dello Sviluppo economico, proprio come quello che Monti da editorialista de Il Corriere della Sera consigliava al governo Berlusconi; per non parlare della gestione dei servizi segreti che, con Letta fuori da Palazzo Chigi, non ha particolarmente brillato con il governo tecnico (basti pensare al caso dei marò in India).

Tutto questo ha una spiegazione, anzi due. Prima spiegazione: l’economia decresce non soltanto perché a Roma si pensa a rispettare il vincolo del pareggio del bilancio dal prossimo anno, ma perché l’Europa ha istituzioni dominate dal verbo tedesco improntato all’austerità, premessa per una quasi certa recessione. Seconda spiegazione: non serve cambiare inquilini nei palazzi della politica, magari sotto la spinta di ondate moralisteggianti o giustizialistiche, per cambiare politiche.

E a ben vedere questo succede non solo nei partiti e nel governo, ma anche nell’economia e nella finanza. Bastano pochi esempi. Si prenda il caso di Finmeccanica, il gruppo attivo nella difesa e nell’aerospazio che è controllato dal Tesoro. Dopo una serie di inchieste giudiziarie, il presidente Pier Francesco Guarguaglini è stato di fatto dimissionato. L’uscita del manager che ha fatto rinascere e dato un rilievo internazionale al gruppo pubblico, magari con qualche controversa acquisizione (come l’americana Drs) e con operazioni dai contorni dubbi sui quali la magistratura sta indagando, ha fatto gioire i più: finalmente, monda di Guarguaglini e moglie, Finmeccanica tornerà a sfolgorare come in passato.


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