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FINANZA/ 2. Italia, I tre "peccati" che bloccano la crescita

L’Italia è ormai in recessione e per riprendere a crescere dovrà cercare di rimuovere tre ostacoli. GIUSEPPE PENNISI ce li mostra e ci spiega come poterli superare

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Nel giorno in cui l’Eurostat certifica che lo scorso febbraio nell’Eurozona si è raggiunto il più alto di disoccupazione degli ultimi 15 anni (circa l’11% della forza lavoro - in termini assoluti 17 milioni di persone, soprattutto giovani e donne che cercano lavoro senza trovarli), i 20 maggiori centri internazionali (tutti privati, nessuno italiano) di ricerca previsionale - il “gruppo del consensus” - hanno confermato che l’intera area sta scivolando verso la recessione; l’Italia vi è già entrata e rischia di non uscirne prima della seconda metà del 2013, con una perdita ulteriore di posti di lavoro e di gettito fiscale (ponendo, quindi, a repentaglio sia il pareggio del bilancio, sia l’alleggerimento del fardello del debito sulla crescita).

Il Consiglio dei Ministri si è riunito per varare nuove misure per l’espansione, dopo che il Decreto chiamato “Cresci Italia” è stato, in gran misura, depotenziato durante il processo di conversione in legge. Il comunicato del Consiglio dei Ministri è molto laconico in materia, ma è altamente possibile che nei prossimi giorni il ddl sul mercato del lavoro raggiunga finalmente il Parlamento e che si veda quel Piano nazionale di riforme (Pnr) atteso da tempo. Quasi in parallelo, una quarantina di economisti si sono riuniti in un seminario a porte chiuse organizzato dalla Fondazione Astrid.

Quali gli ostacoli da rimuovere per riprendere a crescere e come farlo? Ritrovare fiducia in noi stessi (come predicano gli specialisti di neuroeconomia) è essenziale ma non sufficiente. Occorre curare i tre peccati originari che ci causano “la crescita zero”:

1) A ragione di un errore tecnico effettuato a fine dicembre 1989, dal primo gennaio 1999 abbiamo un tasso di cambio sovrapprezzato (come avvenne al Giappone a causa dell’accordo del Louvre del 1985). È un freno che si è acuito a ragione dei differenziali di produttività e di parità di potere d’acquisto interno tra l’Italia e molti partner dell’eurozona (ad esempio, il paniere di beni e servizi che con 1000 euro si può acquistare in Italia o Germania). Uno studio per il Cnel, utilizzando dati della Commissione europea, documenta una “fiscal appreciation” (ossia un apprezzamento dell’euro in Italia) del 30% dalla nascita della moneta unica. Il cambio è il prezzo dei prezzi - amava ripetere l’allora giovane Amartya Sen quando lavorava al Manuale dell’Unido per la valutazione dei progetti industriali.

Dato che l’errore tecnico di 22 anni pone a rischio non solo l’Italia ma l’intera eurozona è interesse di tutti i partner trovare una soluzione. Scartata l’ipotesi di un euro a cerchi concentrici o a più velocità, poiché potrebbe far implodere l’intera costruzione, accantonata la possibilità di imporre tariffe all’import e sovvenzioni all’export (salterebbe l’intero mercato comune, non solo l’eurozona e il mercato unico), impossibile una flessibilità verso il basso di prezzi e salari, irrealistico pensare ad aumenti della produttività multifattoriali che portino la competitività italiana a superare quella dei nostri partner più competitivi, la sola via d’uscita potrebbe essere un’allocazione suppletiva di eurobond (in caso di successo del negoziato in corso sulle politiche di bilancio) per effettuare (entro un lasso di tempo determinato) l’aggiustamento mirato a maggiore produttività e competitività.


COMMENTI
04/04/2012 - si può fare di più (francesco taddei)

io penso che tutti e tre i fattori siano alla pari. però dissento dall'autore sul primo punto, poichè secondo me potrebbe realizzarsi più a breve termine: protezione dei propri prodotti e abbassamento della valuta(in sostanziale pareggio con il dollaro) non è solo una questione tecnica ma anche di volontà politica.

 
04/04/2012 - soprattutto la ri-crescita demografica (attilio sangiani)

Gotti Tedeschi assegna alla ripresa della procreazione di figli in Italia la maggiore importanza per la ri-crescita della economia reale. Condivido questa opinione e assegno al terzo punto dell'articolo la maggiore importanza. Quanto all'errore nel con-cambio Euro-Lira ero anche io dello stesso parere. Però non ho capito come si potrebbe rimediare.