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GIORNALI/ Il "partito di Monti" all’offensiva in Rcs

Pubblicazione:mercoledì 4 aprile 2012

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Ai lettori del Sussidiario, le tensioni nel patto di sindacato di Rcs possono interessare solo in quanto metafora - peraltro sperimentata e precisa - dei cambiamenti in corso nelle strutture dirigenti del paese. Lo stallo dei grandi azionisti de Il Corriere della Sera sul nuovo consiglio d’amministrazione riflette alla fine il confronto in corso fra tecnocrazia e classe politica, quando già si annuncia una lunga campagna elettorale fra le amministrative di maggio e le politiche della primavera 2013.

Mediobanca e Fiat, si legge, vorrebbero cambiare radicalmente la “governance” del Corriere: un altro incarico per il presidente Piergaetano Marchetti (forse un parcheggio alla Fondazione Rcs in attesa di sedere al vertice della Fieg, se il presidente Giulio Anselmi dovesse approdare alla “nuova Rai”); un avvicendamento per l’amministratore delegato Antonello Perricone; un consiglio “tecnico”, composto solo da “indipendenti”, senza presenze dirette da parte degli azionisti. Alla presidenza, secondo rumor accreditati, potrebbe essere chiamato Angelo Provasoli, già rettore della Bocconi. Ma secondo altri “insider” la poltrona sarebbe pronta (anche per un secondo momento) per Ferruccio De Bortoli, attuale direttore del Corriere, il quale - salvo colpi di scena - verrebbe sostituito dal direttore de La Stampa, Mario Calabresi (e a Torino la direzione sarebbe in gioco fra il vicedirettore interno Massimo Gramellini, l’editorialista del Corriere, Aldo Cazzullo, e l’ex direttore di Tg1 e de Il Sole 24 Ore, Gianni Riotta). Alla guida manageriale tornerebbe Giorgio Valerio (che ha già pilotato Rcs Quotidiani) oppure Gianni Vallardi, già capo della Rcs Pubblicità e appena uscito dal Gruppo 24 Ore, dov’era direttore generale.

A questo importante assestamento promosso dai primi due azionisti storici di Rcs - si legge - non sarebbe contrario Giovanni Bazoli: titolare di piccoli pacchetti, ma soprattutto di una leadership morale, legata alla cessione di Rizzoli a Fiat-Mediobanca, dopo il crac Ambrosiano e a una sorta di mandato fiduciario condiviso con Gianni Agnelli. Il silenzio del presidente del patto Rcs - Giampiero Pesenti - è da interpretare quasi sicuramente come assenso. La “fumata nera” alla riunione del patto di lunedì (aggiornata a oggi) è quindi da attribuirsi principalmente all’opposizione di Diego Della Valle, affiancato dall’assenza di Marco Tronchetti Provera e dall’ombra di Luca Cordero di Montezemolo (ora non più presidente della Fiat). In filigrana: capitalismo bancario contro capitalismo per metà imprenditoriale (Mr. Tod’s), per metà “relazionale” (Montezemolo). Ma anche - se preferite un’altra sintesi mediatica - “partito di Monti” (definitiva occupazione tecnocratica degli assetti di governo) contro visioni più tradizionali dei rapporti tra politica e finanza: quelle a suo tempo incarnate da Agnelli stesso e giornalisticamente interpretate - alla Stampa e poi due volte al Corriere - da Paolo Mieli (oggi confinato alla Rcs Libri).


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