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GEOFINANZA/ I conti che avvicinano Francia e Germania alla Grecia

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Passiamo poi ai cugini grandi del Portogallo, ovvero la Spagna, che ieri si è ufficialmente candidata a essere la nuova Grecia. Martedì scorso il ministro delle Finanze di Madrid, Luis De Guindos, ha confermato che il debito pubblico spagnolo salirà al 78% del Pil nel 2012 dal 68% del 2011. Un bel balzo in avanti, peccato che anche in questo caso i numeri siano altri. A fronte di un Pil di 1.295 miliardi di dollari, il debito interno spagnolo si compone di queste voci: debito sovrano ammesso 732 miliardi di dollari, debito regionale ammesso 183 miliardi, debito bancario garantito 103 miliardi, altro debito sovrano con garanzia 72 miliardi, per un totale di 1.090 miliardi di dollari. Ci sono poi 643 miliardi di debito europeo della Spagna, legato a costi per il Budget Ue, per liablities verso fondi e verso la Bce e per garanzie: quindi, il debito totale spagnolo è di 1.733 miliardi di dollari, ovvero un ratio debito/Pil reale del 133,8%.

Ma per qualcuno le cose in Spagna stanno anche peggio. Nel suo ultimo report, infatti, McKinsey Global Institute parla di un debito totale della Spagna salito dal 337% del Pil nel 2008 al 363% di metà 2011, a fronte di un deficit pubblico calato nel 2011 solo per 8 miliardi di euro, ovvero il corrispettivo di un’asta di buon collocamento o meno dell’1% del Pil. Infine, recenti calcoli hanno rivelato che per raggiungere il già ammorbidito target del 5,3% di deficit su Pil quest’anno, l’aumento delle tasse e i tagli alla spesa non dovranno essere pari a 32 miliardi di euro come preventivato dal governo, ma per un cifra compresa tra i 53 e i 64 miliardi di euro: una missione semplicemente impossibile se non si vuole rischiare una guerra civile o un colpo di Stato.

 A fare le pulci ai veri numeri di Madrid ci ha pensato la Phoenix Capital Research, secondo cui ai dati ufficiali (732 miliardi di debito pubblico, 68,5% del Pil) bisogna sommare il debito del settore privato pari al 227% del Pil e un’esposizione alla leva delle banche iberiche di 19 a 1. Ancora Eurostat, nel suo report del 29 febbraio scorso, faceva notare un qualcosa che nemmeno le solerti agenzie di rating hanno messo in conto: le garanzie sovrane totali della Spagna alla voce “altro debito” sono pari al 7,5% del Pil, circa 72,2 miliardi euro di debito non contabilizzato. Quindi, facendo due conti della serva, utilizzando altri dati, questa volta espressi in euro: debito sovrano ammesso 732 miliardi di euro, debito regionale ammesso 183 miliardi, debito bancario garantito 103 miliardi e altro debito sovrano garantito 72 miliardi. Totale, 1.090 miliardi di euro, ovvero una ratio debito/Pil reale del 113,2%. Meglio della ratio che include il debito Ue, ma comunque una differenza stellare dal dato ufficiale.

Il debito regionale iberico, poi, conta per il 13% del Pil ed è cresciuto dai 60 miliardi di euro del 2006 ai 140 miliardi attuali Le prime quattro regioni del Paese contano per i due terzi di tutto il debito regionale e con la sola eccezione di Madrid, tutte hanno fallito nel raggiungere i loro obiettivi di deficit. Ciò che preoccupa di più, poi, è la breve scadenza del debito che va a maturazione, con necessità di rifinanziamento quasi totalmente concentrate nei prossimi due anni e la composizione del debito, diviso a metà tra bonds e prestiti, questi ultimi quasi tutti da banche spagnole. Le quali, a fronte di 400 miliardi di euro di prestiti verso il sempre più moribondo settore immobiliare, di fatto hanno ammesso che 80 di quei miliardi sono tossici, ovvero da ritenersi persi: essendo le riserve solo di 50 miliardi di euro, chi metterà i 30 che mancano affinché il sistema bancario iberico non collassi? Ancora la Bce, con una terza asta Ltro? Nel caso, con quale collaterale? Oppure la troika? Nel caso, a quali condizioni capestro? Oppure ancora l’Ue? Nel caso, chi convince la Germania? Chi lo sa, il fatto è che più si aspetta, più il mercato real estate collassa, aumentando il volume delle perdite per le banche e quindi la loro necessità di capitalizzazione d’urgenza.



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COMMENTI
05/04/2012 - quale presente, quale futuro (francesco taddei)

la francia e la germania anche se hanno problemi hanno un impianto stato-mercato funzionante e con l'obbligo della grecia di acquistare materiale bellico dalle loro industrie per altri anni staranno tranquilli. ma come può la grecia, i cui aiuti dalla UE hanno riempito le casse delle banche francotedesche, risollevarsi con una moneta che vale 1,30 dollari?