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Economia e Finanza

DDL LAVORO/ Bertone: ecco perchè i mercati “scaricano” la riforma e l’Italia

Per gli investitori internazionali, la riforma del lavoro ha un valore relativo. Infatti, il vero problema dell’Italia sui mercati è un altro. Ce lo spiega UGO BERTONE

Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)

“Questa legge è molto cattiva”. E ancora. “Meglio non far nulla piuttosto che votare una legge così”. Queste dichiarazioni di Emma Marcegaglia, presidente uscente di Confindustria, campeggiavano ieri pomeriggio nella pagina iniziale del sito del Financial Times sotto il titolo “Gl imprenditori italiani si schierano contro la riforma del lavoro”. “Questa presa di posizione rappresenta un pesante colpo alla credibilità del governo tecnocratico di Mario Monti” scrive Guy Dinmore, il corrispondente da Roma che a inizio di settimana aveva scritto un articolo dal titolo “La luna di miele di Mario Monti è finita”, in cui sosteneva che la vera preoccupazione dei mercati non riguardava la riforma del mercato del lavoro (in un modo o nell’altro gli italiani avrebbero trovato un compromesso), ma la perdita di iniziativa politica e di carisma dell’esecutivo tecnico. “La cosa migliore per l’Italia - commentava il solito Nouriel Roubini - è di confermare, in anticipo, questo governo anche per la prossima legislatura”.

Queste opinioni lasciano il tempo che trovano. Ma meritano di essere riportate perché Financial Times e The Wall Street Journal, ovvero i due giornali che nei giorni scorsi hanno lanciato l’allarme sulla necessità di un’ulteriore correzione dei conti italiani, sono senz’altro “i sacri testi” che formano l’opinione dei money managers che ogni giorno distribuiscono sullo scacchiere globale i miliardi di dollari che orientano la tendenza dei mercati. Per questi signori, la riforma del lavoro, che produrrà effetti in tempi medio-lunghi, al pari dei provvedimenti sulle liberalizzazioni (nessuno di loro prende un taxi quando visita Roma o Milano...), ha un valore relativo. Quel che conta non è il riequilibrio strutturale del Paese, così come è stato suggerito dalla celebre lettera dello scorso agosto della Bce, bensì la sostenibilitàdi questo percorso da parte di un governo credibilee che, in quanto tale, possa avviare un’inversione di tendenza durevole. Cosa di cui si comincia a dubitare.


COMMENTI
06/04/2012 - il reintegro (alberto servi)

Abbiamo al primo posto la più grande considerazione per il lavoratore, per le sue garanzie e il suo futuro e azzerato le esigenze delle impresa/aziende che dovrebbero offrire lavoro. La sola ipotesi del "reintegro" deciso dal giudice ci garantirà l'abbandono di ogni iniziativa d'investimento da parte degli investitori italiani. Figuriamoci poi di quelli stranieri Nelle economie che funzionano si fa il contrario. E poi qualcuno sostiene che l'art 18 non centra perchè sono/saranno pochi casi. L'eventalità del "reintegro" con il precipitare in contenziosi giudiziari è lo spauracchio di ogni imprenditore avveduto. E poi al lavoratore,il lavoro chi gli e lo dà ?

 
06/04/2012 - alzi la mano chi... (Fabrizio Terruzzi)

In questa situazione bisogna spostare importanti risorse dai consumi agli investimenti. La partita si gioca sui mercati internazionali, sulla nostra competitività e non si rimedia con storielle come l'incentivazione dei consumi. Ma alzi la mano chi di questi tempi metterebbe a rischio i propri capitali in un'iniziativa imprenditoriale. Se anche tutto andasse bene si vedrebbe rapinare almeno il 50% dei profitti dallo Stato ovvero privare sistematicamente di tutta la liquidità visto che le imposte non possono essere pagate con una parte del magazzino, dei crediti, ecc. ma sempre e solo in contanti (e subito). Nessuno ha il coraggio di dirlo ma bisognerebbe decretare morto lo stato sociale così com'è e ritornare agli anni '70 in modo da liberare grandi risorse a favore dell'industria, della ricerca, dell'università. Vi rendete conto che finora nessuno ha mai posto l'accento sul seguente fatto di fondo: che sono le aziende a creare i posti di lavoro? E davvero si crede che riprenderanno a crearli grazie alle liberalizzazioni o all'imbellettamento dell'art. 18? Signori, per dare una svolta, qui ci vuole la "bomba atomica" non i pannicelli caldi. Volete un esempio di "bomba atomica"?. Sospensione di ogni imposta sulle aziende purchè reinvestano tutti i profitti, limitino i compensi agli amministratori, non delocalizzino. Dite ad un imprenditore "guarda, per i prossimi anni non devi neppure presentare la dichiarazione dei redditi" e vedrete che flebo di fiducia ne riceve.

 
06/04/2012 - la parte mancante (francesco taddei)

emma marcegaglia si dimentica che è stata proprio lei a fare marcia indietro sull'articolo 8 del testo sul lavoro in agosto (che è costata l'uscita di fiat da confindustria). il FT e il WSJ bocciano la legge perchè vorrebbero tutto il mondo come l'america, dimenticando che l'italia con l'art. 18 è diventata la quinta economia del mondo. non ho sentito rimproveri di questi giornali verso tutte le tasse imposte, anzi solo celebrazioni in copertina.