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Economia e Finanza

DDL LAVORO/ Bertone: ecco perchè i mercati “scaricano” la riforma e l’Italia

Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)

La crisi dell’Ue ha provocato non pochi danni. Forse il più grave è stato la regionalizzazione del credito. Ormai le banche tedesche imprestano soldi solo in Germania, i francesi pure. Paesi con la bilancia dei pagamenti in deficit come l’Italia (vittima di un suicidio in materia di energia che ci verrà rimproverato da figli e nipoti) non trovano più istituti esteri disposti a finanziare lo sbilancio. Occorre tirare la cinghia, ma, così facendo, si rischia di dimagrire ancor di più. Per uscire dal circolo vizioso è necessario varare una politica europea di investimenti attraverso l’istituzione degli eurobond, assieme alla creazione di autorità di vigilanza in grado di garantire i creditori sull’uso di queste risorse.

Monti lo sa: la sua battaglia politica più importante la gioca infatti sul terreno europeo. Altrimenti queste riforme verranno affogate da un senso di frustrazione che coinvolgerà imprenditori e lavoratori. Oltre a giovani e cinquantenni senza lavoro e senza pensione.

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COMMENTI
06/04/2012 - il reintegro (alberto servi)

Abbiamo al primo posto la più grande considerazione per il lavoratore, per le sue garanzie e il suo futuro e azzerato le esigenze delle impresa/aziende che dovrebbero offrire lavoro. La sola ipotesi del "reintegro" deciso dal giudice ci garantirà l'abbandono di ogni iniziativa d'investimento da parte degli investitori italiani. Figuriamoci poi di quelli stranieri Nelle economie che funzionano si fa il contrario. E poi qualcuno sostiene che l'art 18 non centra perchè sono/saranno pochi casi. L'eventalità del "reintegro" con il precipitare in contenziosi giudiziari è lo spauracchio di ogni imprenditore avveduto. E poi al lavoratore,il lavoro chi gli e lo dà ?

 
06/04/2012 - alzi la mano chi... (Fabrizio Terruzzi)

In questa situazione bisogna spostare importanti risorse dai consumi agli investimenti. La partita si gioca sui mercati internazionali, sulla nostra competitività e non si rimedia con storielle come l'incentivazione dei consumi. Ma alzi la mano chi di questi tempi metterebbe a rischio i propri capitali in un'iniziativa imprenditoriale. Se anche tutto andasse bene si vedrebbe rapinare almeno il 50% dei profitti dallo Stato ovvero privare sistematicamente di tutta la liquidità visto che le imposte non possono essere pagate con una parte del magazzino, dei crediti, ecc. ma sempre e solo in contanti (e subito). Nessuno ha il coraggio di dirlo ma bisognerebbe decretare morto lo stato sociale così com'è e ritornare agli anni '70 in modo da liberare grandi risorse a favore dell'industria, della ricerca, dell'università. Vi rendete conto che finora nessuno ha mai posto l'accento sul seguente fatto di fondo: che sono le aziende a creare i posti di lavoro? E davvero si crede che riprenderanno a crearli grazie alle liberalizzazioni o all'imbellettamento dell'art. 18? Signori, per dare una svolta, qui ci vuole la "bomba atomica" non i pannicelli caldi. Volete un esempio di "bomba atomica"?. Sospensione di ogni imposta sulle aziende purchè reinvestano tutti i profitti, limitino i compensi agli amministratori, non delocalizzino. Dite ad un imprenditore "guarda, per i prossimi anni non devi neppure presentare la dichiarazione dei redditi" e vedrete che flebo di fiducia ne riceve.

 
06/04/2012 - la parte mancante (francesco taddei)

emma marcegaglia si dimentica che è stata proprio lei a fare marcia indietro sull'articolo 8 del testo sul lavoro in agosto (che è costata l'uscita di fiat da confindustria). il FT e il WSJ bocciano la legge perchè vorrebbero tutto il mondo come l'america, dimenticando che l'italia con l'art. 18 è diventata la quinta economia del mondo. non ho sentito rimproveri di questi giornali verso tutte le tasse imposte, anzi solo celebrazioni in copertina.