BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Da Shenzhen a Rotterdam, nel viaggio di un frullatore le risposte ai mali dell’euro

Pubblicazione:venerdì 6 aprile 2012

Infophoto Infophoto

Sulla foce del fiume delle Perle, appena a nord di Hong Kong e poco distante da Macao, le mappe disegnano una baia profonda e dai tratti regolari. È la baia di Shenzhen, oggi sovrastata dalla città omonima. Alla fine degli anni ‘70, quando contava qualche migliaio di pescatori, Shenzhen divenne la sede del primo esperimento capitalista in territorio cinese. Oggi il suo parco industriale e tecnologico conta undici chilometri quadrati di grandi aziende, capaci di esportare annualmente prodotti elettronici e informatici per quasi tre miliardi e mezzo di dollari. Tra queste c’è China Great Wall Computer, azienda fornitrice di colossi industriali quali Philips, Lenovo, LG eletronics, Dell, Hewlett-packard e Acer (dati Bloomberg).

Nella precedente puntata di questa breve indagine, abbiamo preso ad esempio di economia reale un frullatore e abbiamo citato gli altri elettrodomestici che fanno ormai parte del nostro quotidiano. Per molti di questi beni, il processo produttivo inizia lungo la baia di Shenzhen. China Great Wall Computer con i suoi 59mila dipendenti e le aziende del suo indotto quali Shenzhen Data Power, Shenzhen SED Industry, Shenzhen Jingyu, Shenzhen Sangda producono in larghissima parte per i mercati occidentali. I produttori di Shenzhen si appoggiano ai container di aziende come China International Marine Containers, basata a Shenghen e leader mondiale nel settore della logistica, per poi inviare la merce sulle navi delle grandi compagnie marittime quali COSCO, China Shipping Group, Sinotrans Shipping.

Facendo i conti della serva, il giro di affari dei nomi citati in queste righe raggiunge la cifra non trascurabile di trenta miliardi di dollari annui. Di fronte a tali numeri, viene da domandarsi cosa potrà mai fare la tipica impresa italiana, quella da cinque dipendenti e un capannone, per intenderci. Molto più di quanto si possa credere; ma prima di passare alle riflessioni, è necessario percorrere fino in fondo il ciclo produttivo che passa sotto il nome di globalizzazione.

Una volta imbarcate sui grandi vettori internazionali, le merci cinesi solcano i mari alla volta di Los Angeles, Rotterdam, Anversa, Amburgo e Dubai. Per quanti ritengono che il fenomeno del commercio internazionale sia piuttosto recente e improvviso, è interessante notare che le rotte marittime sono le stesse dei pirati e delle baleniere di cui abbiamo letto nei romanzi per ragazzi. Romanzi principalmente in lingua inglese, così come inglese è il diritto dei contratti che regolano il commercio internazionale.


  PAG. SUCC. >