BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Quaranta Leoni (Unindustria): c'è una rete a costo zero per battere la crisi

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

La rete tra imprese non è più soltanto l’evoluzione flessibile di un’organizzazione interaziendale che agevola la circolazione delle informazioni, la condivisione delle conoscenze e l’integrazione di competenze diverse all’interno di una filiera. L’aggregazione è ormai un’exit strategy al sempre più stringente vincolo dimensionale che impone al tessuto produttivo laziale di subire la stasi della domanda interna e di rispondere alle esigenze dei mercati esteri al di sotto delle proprie potenzialità. In poche parole, è l’opportunità per tutte le imprese, soprattutto le più piccole, di ridurre lo spread “reale” della competitività.

La produttività nel Lazio ha segnato una battuta d’arresto; il valore aggiunto per occupato si ferma a 51 mila euro, alla stregua dell’Italia, in fondo alla classifica dei Paesi maggiormente industrializzati. Sul rallentamento osservato nella regione nel decennio 2000-2009 (-0,2%) pesa l’elevata percentuale di micro e piccole imprese che popolano il territorio. Tasso di produttività e dimensione aziendale sono, in effetti, direttamente correlati: il valore aggiunto per lavoratore di una grande impresa è circa una volta e mezzo superiore a quello di una piccola, 59 contro 24 mila euro. E la dimensione rileva anche sugli investimenti, che non superano i 7 mila euro per addetto nelle micro imprese, mentre salgono a oltre 16 mila euro nelle grandi imprese.

Piccolo è poi sinonimo di poco internazionalizzato. Il progressivo ridimensionamento del commercio mondiale iniziato nei mesi immediatamente successivi all’estate, e per lo più dovuto al calo della domanda europea, ha costretto l’export laziale ad una crescita a ritmi decrescenti (l’incremento su base annua dal 31,1% del primo trimestre del 2011rallenta al 12,5% nel secondo, scende al 5% nel terzo, per riprendere con un +10,3% nel quarto). L’indebolimento della spinta positiva derivante dai mercati esteri fidelizzati mette in luce la bassa propensione delle imprese del territorio a raggiungere mete più distanti. Infatti l’Unione europea (59,3% dell’export totale) si conferma, anche nel 2011, il principale partner commerciale della regione, mentre le vendite estere destinate agli Stati Uniti, secondo Paese per incidenza sul totale, rappresentano solo l’8% dei flussi in uscita dal Lazio.



  PAG. SUCC. >