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IL CASO/ Welfare, se la Basilicata si "traveste" da Germania

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Attualmente, sono previsti alcuni trasferimenti monetari (ma il riconoscimento della pensione di invalido civile o dell’assegno di accompagnamento arriva dopo un doloroso e interminabile calvario). Poi, vi sono le meritorie iniziative degli enti locali sul piano dei servizi di assistenza, residenziale o domiciliare, che concorrono ad alleviare, in maniera parziale e limitata, i costi, spesso esorbitanti, che gravano sulle famiglie (per le badanti, le rette delle case di riposo, ecc.). Le strutture sanitarie - correttamente - si prendono cura dei non autosufficienti solo quando sono affetti da una malattia acuta. È assennato, allora, prepararsi ad affrontare le nuove emergenze (i dati dicono che si vivrà più a lungo, ma non sempre in buona salute) e le situazioni critiche che si annunciano imminenti (è stimato che occorreranno 160mila nuovi operatori soltanto per l’assistenza ai non autosufficienti).

In Germania, da almeno sette anni, è istituita una forma innovativa di assicurazione sociale (quindi obbligatoria) esplicitamente finalizzata a erogare sussidi e servizi a chi non è più in grado di aver cura di se stesso. Il relativo finanziamento si basa su di un prelievo contributivo pari all’1,7% (suddiviso tra i datori di lavoro e i lavoratori). Per il maggior onere sostenuto sul versante del costo del lavoro, le aziende furono compensate con la soppressione di una festività infrasettimanale. Da noi, nessun tentativo di dare una soluzione organica al problema è riuscito ad andare in porto. Ora il settore rischia di essere abbandonato a se stesso.

È il caso, allora, di prendere in esame una proposta proveniente da alcuni operatori e operatrici e da alcuni esperti del settore che hanno immaginato (si veda l’articolo di Paola Severini Melograni su Il Riformista del 2 marzo scorso) di iscrivere il problema dell’autogoverno delle Onlus nell’ambito del federalismo (tenendo altresì conto dei compiti assegnati in materia alle Regioni). Si tratterebbe di dare vita non più a un’Agenzia nazionale, ma a una rete territoriale di organismi di promozione e vigilanza sui soggetti del Terzo settore. A rendersi protagonista di questa iniziativa sarebbe la Regione Basilicata. Ma perché l’operazione riesca sarà opportuno investire anche il Parlamento.

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