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GEOFINANZA/ Ecco cosa nasconde il "patto" Italia-Germania

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Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)  Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

E nelle sale trading si comincia a guardare sempre meno al differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi e ci si concentra sempre di più sullo spread tra Btp e Bonos spagnoli, in perenne restringimento da un settimana a questa parte, con le nostre obbligazioni pericolosamente underperforming rispetto a quelle iberiche: in 10 giorni di contrattazioni, si è passati da uno spread di 50 punti base ai 24 di ieri, dopo il minimo di 17 della scorsa settimana. Un enorme short squeeze? Probabile, ma è ovvio che il downgrade ha pesato un po’ per Madrid, poco o nulla per Roma. La quale, però, ha problemi strutturali simili a quelli madrileni.

Nel suo report mensile, Bankitalia ha infatti reso noto che nel mese di marzo i prestiti della Bce alle banche italiane sono saliti da 195 a 270 miliardi di euro, il tasso più alto di sempre, il 39% in più da febbraio e il 776% in più dal marzo 2011. E la ragione di questa dipendenza pericolosa risiede anche in un dato molto significativo, oltre che nell’allocazione obbligata dei soldi delle aste Ltro per coprire scadenze obbligazionarie e acquistare debito sovrano: gli outflows di depositi, in perfetta corrispondenza con quelli spagnoli e di fatto coperti dai soldi dell’Eurotower. A oggi, insomma, non solo le nostre banche pagano market cap ridicoli che le rendono potenziali vittime del mercato, ma c’è anche il fatto che, numeri alla mano, i soldi della Bce paiono ormai l’unica risorsa per finanziare le liabilities del sistema.

E un tale scenario può portare con sé, in ogni momento, un’accelerazione sulle curve obbligazionarie, visto che il denaro delle aste Ltro è ormai allocato e altri programmi emergenziali non paiono in vista, stante il “no” tedesco. Il Fmi stima che le banche italiane dovranno comprare bonds del Tesoro per 223 miliardi di euro quest’anno, cifra che rappresenta il 9% dei loro assets e che fa il paio con il fatto che i compratori esteri di debito italiano rimarranno a quota 37% del totale, dal 42% della fine del 2009. In Spagna, per fare un esempio, a fronte di compratori esteri pari al 38%, le banche dovranno comprare debito sovrano per 135 miliardi di euro, il 4% dei loro assets. Inoltre, mentre Madrid ha già completato la metà delle sue emissioni per quest’anno, l’Italia è al 40%.

Per JP Morgan, le banche italiane hanno ancora circa 60 miliardi di liquidità netta dai fondi Bce da utilizzare per potenziali necessità di finanziamento da qui a fine anno pari a 164 miliardi, al netto però di un tasso di depositi che non deve continuare a calare con il ritmo attuale: «In conclusione, l’Italia è più vulnerabile potenzialmente della Spagna, specialmente se gli investitori esteri o le banche estere non intenderanno fare roll over sul loro debito a maturazione», conclude la nota della banca d’affari. Sarà per questo che Monti preme in maniera spasmodica per sostituire Sarkozy nel direttorio con la Merkel e che la stessa Cancelliera appare più conciliante, nonostante i paletti posti dalla Bundesbank?

Al netto di un debito pubblico del 123,4% sul Pil, l’Italia resta la terza economia dell’eurozona e un suo declino spagnolo segnerebbe la probabile fine del progetto comunitario così come lo conosciamo. Ma, soprattutto, è l’esposizione al nostro debito quella che possiamo definire una sorta di assicurazione sulla vita. Stando a dati diffusi nel mese di dicembre da Credit Suisse, l’esposizione bancaria verso Roma è pari al 13% del Pil tedesco, più dell’esposizione combinata a tutti gli altri cosiddetti Pigs, che conta infatti solo per il 7%. Insomma, per l’Europa core guidata dalla Germania, sarebbe più facile e conveniente affrontare un default contemporaneo di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo che quello italiano. Tanto più che, a oggi, quasi nessuna previsione economica del governo Monti ha trovato conferma. Saltati i target di deficit sia per quest’anno che per il prossimo, nonostante le discrasie tra i dati del Tesoro e quelli del Fmi, debito pubblico in ulteriore risalita nel 2013 al 123,8% del Pil e contrazione economica che condanna il Paese ad altri diciotto mesi di recessione.


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COMMENTI
02/05/2012 - aste (Roberto Lucini)

Caro Sig. Bottarelli, Le chiedo una cosa che interessa me ma penso soprattutto i lettori, relativamente all'asta flop di Bund tedeschi. Pare che "i 595 milioni restanti sono stati assorbiti dalla Bundesbank, che sceglierà il momento più propizio per riproporli sul mercato secondario". Ma è possibile una cosa del genere? Non è vietato dai trattati europei che la banca centrale di un paese possa comprarne i titoli per calmierarne il rendimento? E se non è vietato perchè la banca d'Italia non ha fatto altrettanto per i nostri Btp? Saluto cordialmente e ringrazio per l'eventuale attenzione.

 
01/05/2012 - Nazionalismi (ruggero mariani)

Vedendo questo grafico credo che i nazionalisti Greci avrebbero mille motivi per illudersi. Hitler andò al potere il 30 gennaio del 1933, con la Germania in un baratro economico. Ebbe pieni poteri verso la fine del '33 e in 4 anni la Germania era tanto potente ...In 4 anni! Qui sono 4 anni che i "governanti" europei stanno...Che stanno a fare? In Italia c'è solo da scuotere la testa...I tecnici dei tecnici, Giuliano Amato!!

 
01/05/2012 - interessi contrapposti e non solo (Fabrizio Terruzzi)

tutti i paesi mediterranei avrebbero già svalutato la propria moneta di un 30% se ancora esistesse. Al contrario il marco tedesco si sarebbe rivalutato pesantemente. Gli interessi degli uni e degli altri sono quindi del tutto contrapposti e questa è una condizione potenzialmente esplosiva. Finora ho visto dei provvedimenti tampone o parziali ma non una vera ed organica soluzione. Mundell ha preso il premio Nobel per aver dimostrato che un'area valutaria si sostiene se si verifica un'osmosi fra aree deboli e forti, senza la quale queste ultime finiscono inesorabilmente per sopraffare le prime. Lingue diverse, nazionalismi e diversità fra gli stati impediscono un travaso significativo di risorse. Anche a questo riguardo non vedo all'orizzonte soluzioni e mi pare che neppure ci sia coscienza del problema. Mi sarei aspettato di più da una professore universitario di economia qual'è Monti. Ritengo sempre che sia necessaria una svalutazione importante dell'Euro e una corrispondente rivalutazione dei salari tedeschi.