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GEOFINANZA/ Ecco cosa nasconde il "patto" Italia-Germania

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Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)  Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

Al netto del piano segreto tra Italia e Germania per combattere la crisi rivelato ieri da Repubblica (l’ultima volta che Berlino e Roma hanno dato vita a un patto, le cose non sono andate esattamente bene) e altre baggianate simili, l’Italia è davvero a rischio? «La Spagna non è la Grecia», questo è stato uno dei mantra che sono circolati sui mercati negli ultimi mesi, quasi un esercizio di esorcismo per i rinnovati timori sulla tenuta dell’economia e dei conti iberici. Ora, però, dopo il declassamento di Madrid operato da Standard&Poor’s, qualcuno comincia a vedere nero e modificare l’adagio in «l’Italia non è la Spagna», prodromo di un interessamento dei mercati nei nostri confronti. È davvero così?

Partiamo da un presupposto: è vero che l’Italia non è la Spagna. Il nostro disastrato Paese, oltre all’avanzo primario, vanta infatti fondamentali core che la Spagna non ha. Primo, la ricchezza lorda delle famiglie, in erosione già dal 2006 ma comunque pari al 5,7% di quella mondiale, qualcosa come 9448 miliardi di euro in beni mobili e immobili, corrispondente a un valore netto di 8600 miliardi di euro. Dal punto di vista della singola famiglia, significa circa 350mila euro in media, dove la parte immobile e materiale (case e terreni) rappresenta il 62,3%, mentre la parte finanziaria il 37,7%. C’è poi il patrimonio immobiliare dello Stato, oltre 543mila unità immobiliari per oltre 222 milioni di metri quadrati, per un valore che oscilla tra 239 e 319 miliardi di euro, cui vanno aggiunti 776mila terreni, per oltre 13 miliardi di metri quadrati e un valore tra gli 11 e i 49 miliardi. Una gestione oculata di questo patrimonio, di per sé, permetterebbe di abbattere lo stock di debito e di abbassare il deficit, evitando così tagli lineari.

Infine, le riserve auree della Banca d’Italia, quarte a mondo con le sue 2500 tonnellate e pari, al 31 marzo scorso, a 98,123 miliardi di euro. Insomma, se si volesse abbattere davvero lo stock di debito, l’Italia ha armi che la Spagna si sogna. Peccato che nessuno sembra intenzionato a usare questi strumenti, governo tecnico in tetsa, e si perde tempo tra spending review e discussione da bar sui rimborsi elettorali dei partiti. E proprio al netto di questa inazione politica, vanno a innescarsi le criticità che ci avvicinano a Madrid in questa contingenza di crisi dell’eurozona. Vediamo infatti qualche altra cifra, molto recente.

Venerdì scorso il Tesoro ha collocato Btp a 5 e 10 anni per complessivi 4,9 miliardi, poco meno dell’importo massimo prefissato di 5 miliardi, ma ha dovuto offrire tassi più alti: sulla scadenza settembre 2022, il rendimento medio è salito al 5,84% dal 5,24% dell’asta di marzo e per il maggio 2017 il tasso è cresciuto al 4,86% dal 4,18% precedente. Insomma, bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? Certamente mezzo pieno, visti i timori pre-asta per il possibile effetto downgrade di Madrid, completamente ignorato. Mezzo vuoto perché il Tesoro ha collocato anche bonds off-the-run con scadenza 2016 e 2019 e sulla scadenza più breve, quella a quattro anni, ha pagato il 4,29% di rendimento, alto per una maturity di medio termine appena al di fuori del range di garanzia delle aste Ltro della Bce.


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COMMENTI
02/05/2012 - aste (Roberto Lucini)

Caro Sig. Bottarelli, Le chiedo una cosa che interessa me ma penso soprattutto i lettori, relativamente all'asta flop di Bund tedeschi. Pare che "i 595 milioni restanti sono stati assorbiti dalla Bundesbank, che sceglierà il momento più propizio per riproporli sul mercato secondario". Ma è possibile una cosa del genere? Non è vietato dai trattati europei che la banca centrale di un paese possa comprarne i titoli per calmierarne il rendimento? E se non è vietato perchè la banca d'Italia non ha fatto altrettanto per i nostri Btp? Saluto cordialmente e ringrazio per l'eventuale attenzione.

 
01/05/2012 - Nazionalismi (ruggero mariani)

Vedendo questo grafico credo che i nazionalisti Greci avrebbero mille motivi per illudersi. Hitler andò al potere il 30 gennaio del 1933, con la Germania in un baratro economico. Ebbe pieni poteri verso la fine del '33 e in 4 anni la Germania era tanto potente ...In 4 anni! Qui sono 4 anni che i "governanti" europei stanno...Che stanno a fare? In Italia c'è solo da scuotere la testa...I tecnici dei tecnici, Giuliano Amato!!

 
01/05/2012 - interessi contrapposti e non solo (Fabrizio Terruzzi)

tutti i paesi mediterranei avrebbero già svalutato la propria moneta di un 30% se ancora esistesse. Al contrario il marco tedesco si sarebbe rivalutato pesantemente. Gli interessi degli uni e degli altri sono quindi del tutto contrapposti e questa è una condizione potenzialmente esplosiva. Finora ho visto dei provvedimenti tampone o parziali ma non una vera ed organica soluzione. Mundell ha preso il premio Nobel per aver dimostrato che un'area valutaria si sostiene se si verifica un'osmosi fra aree deboli e forti, senza la quale queste ultime finiscono inesorabilmente per sopraffare le prime. Lingue diverse, nazionalismi e diversità fra gli stati impediscono un travaso significativo di risorse. Anche a questo riguardo non vedo all'orizzonte soluzioni e mi pare che neppure ci sia coscienza del problema. Mi sarei aspettato di più da una professore universitario di economia qual'è Monti. Ritengo sempre che sia necessaria una svalutazione importante dell'Euro e una corrispondente rivalutazione dei salari tedeschi.