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IL CASO/ L'esperto: così la Pac cambierà l'agricoltura in Europa (e in Italia)

Pubblicazione:martedì 1 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 1 maggio 2012, 17.04

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La rivoluzione dell’agricoltura si chiama Pac, Piano della Politica Agricola Comunitaria ed entrerà in vigore dopo il 2013. In attesa, i dati del 2011 per l’agricoltura dei 27 Stati membri dell’Ue sono positivi: è il quadro che emerge dal rapporto statistico appena presentato dalla Direzione generale Agricoltura della Commissione Europea. Nonostante l’impatto delle crisi, quella economica, ma anche le emergenze climatiche, il settore continua a crescere in linea con il dato del 2010. Il reddito agricolo ha registrato un aumento del 3,7% che sale a 6,5%, però, se si considera che il fattore lavoro è invece diminuito del 2,7%; è incrementato il volume dei beni prodotti dell’1,4%, ma anche i prezzi del 5,7%. Spinti dalla prospettiva di terreni a basso costo e da una politica europea che favorisce alcuni paesi come Romania e Bulgaria, centinaia di agricoltori si stanno trasferendo per coltivare i terreni in paesi “emergenti”. E’ sintomo di un rinnovato interesse per il settore? Lo abbiamo chiesto per Il Sussidiario.net ad Angelo Frascarelli, docente di economia e politica agraria all’Università di Perugia.

Molti agricoltori si trasferiscono in paesi come la Romania per acquistare terreni e coltivarli.

Lo sviluppo di queste economie è giustificato dal fatto che i sussidi Ue, assenti sino a quattro anni fa, hanno alzato la domanda dei coltivatori, attirati da terreni freschi, prezzi bassi e grandi superfici. Ma dopo il 2013 con la riforma della Agricola Comunitaria, tutto cambierà e i sussidi saranno uniformati, quindi non vedo una grande convenienza nel trasferirsi in questi paesi.

Qual è la situazione del settore agricolo in Italia, anche alla luce della PAC?

In questi anni l’agricoltura italiana ha sofferto l’evoluzione dei prezzi, dei costi di produzione e gli effetti della globalizzazione. I grandi cambiamenti avverranno dopo il 2013, poiché la nuova riforma porterà per il nostro Paese un grande cambiamento.

Lei ritiene che il settore perderà importanza, come è successo per il comparto ittico che soffre le massicce importazioni di pesce da paesi stranieri?

La situazione è differente. In questi anni, alcune imprese si sono modernizzate sia sui prodotti di grande consumo, sia nel settore dei prodotti locali, dallo zucchero sino all’aceto balsamico di Modena che è un prodotto di nicchia. La maggior parte, invece, è ancora legata al sostegno pubblico, quindi ai sussidi e ai contributi statali e continua ad avere un rapporto inadeguato con il settore. Queste ultime sono collocate soprattutto al Sud e assisteremo a parecchie chiusure causate dal gap tecnologico. Insomma, chi non si è messo al passo con i tempi rischia il fallimento.

Non è possibile destinare i fondi europei alle aziende in crisi?


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