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GEOFINANZA/ Un "virus" lascia l’Europa nei guai

Pubblicazione:giovedì 10 maggio 2012

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Insomma, lungi dall’aver salvato la Grecia, la si sta - giorno dopo giorno - tramutando ancora una volta nel luna park della finanza creativa e del debito fuori controllo, una bel casinò per avvoltoi assortiti e banche senza scrupoli. Tanto più che dall’economia reale arrivano segnali inquietanti. Nessuna capitale europea, ad esempio, ha tanti uffici vuoti come Atene e a prezzi ultra-competitivi. Lo afferma un’analisi di Bnp Paribas Real Estate, che nel suo rapporto sugli immobili per uffici in Europa spiega come il tasso di disponibilità ad Atene sia passato in un anno dal 15,5% al 20% (+4,5%), in conseguenza del declino degli affari causato dalla crisi. Uffici nelle migliori zone commerciali della capitale hanno un prezzo per l’affitto medio di 216 euro al metro quadro, contro i 264 dello scorso anno, un prezzo in linea con l’Aja, Bucarest e Lisbona. E, peggio ancora, le prenotazioni di turisti stranieri sono scese del 12,5% rispetto allo scorso anno, stando a dati della Airfastticket, con un crollo verticale dei principali visitatori della Grecia, quei tedeschi passati dal 15% di tutte le prenotazioni al solo 3% attuale. Se anche l’unica voce di entrata che aveva generato profitti negli anni della crisi, comincia a flettere, c’è poco da stare allegri.

Ma come dicevo fin dall’inizio, l’Europa intera è un focolaio, non solo un singolo Paese, per disgraziato che sia. A confermarci questo e la fallimentare politica di Mario Draghi è un altro dato allarmante emerso ieri, ovvero l’esplosione dello swap euro/dollaro a 3 mesi, ovvero la principale via di finanziamento in dollari a breve termine per le banche europee, schizzato ai massimi da quattro mesi: ovvero, le banche europee sono talmente disperate alla ricerca di dollari per chiudere posizioni che sono pronte a pagare premi assurdi. Mario Draghi continua a chiederci pazienza e di attendere fiduciosi gli effetti benefici delle aste Ltro per l’economia reale, nel frattempo però le banche raccattano liquidità a qualsiasi costo sul mercato degli swap e, purtroppo, anche in quell’inferno non regolamentato che è lo shadow banking system.

Non so quanto ci vorrà ancora ma temo poco, dopodiché la bolla esploderà davvero. Dalle sale trading giungono grida di dolore: i bonds spagnoli a 5 e 10 anni, quindi non investimenti aggressivi sullo yield a breve, non hanno domanda, segno che il rialzo dei ieri per i Bonos giunge in un mercato illiquido: le banche spagnole sono strapiene di bonds e non possono permettersi altri acquisti, vista anche la richiesta del governo di aumentare le loro riserve. Qualcuno parla di una possibile mossa della Bce, ovvero la riattivazione del programma Smp di acquisto sul mercato secondario, non prima che il Bonos decennale abbia raggiunto un rendimento del 6,25%: a quel punto, sarà rimbalzo e gioia per i traders ma non certo una soluzione per nazioni economicamente e finanziariamente morte.

Se infatti la Bce entrerà di nuovo in gioco, tutti tenderanno a tenere i bonds nei bilanci in attesa che il prezzo salga e si creino i presupposti per la best execution: nessuno, neppure le banche italiane e spagnole, vorranno vendere alla Bce in perdita. E nessuno che si trova posizionato short, poi, sarà così pazzo da voler combattere contro l’Eurotower. A quel punto sarà euforia, rimbalzone del gatto morto, spread in discesa e cds in contrazione. Euforia, la stessa che abbiamo visto riapparire ciclicamente in questi tre anni ogniqualvolta Bce o Fed hanno fatto qualcosa, salvo svanire nell’arco di due, tre settimane e lasciarci con gli stessi problemi. Anzi, più grandi.



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