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DIETRO LE QUINTE/ Le "previsioni" di Passera svelano le sue mire politiche

Per GIUSEPPE PENNISI, benché la situazione sia preoccupante, non sta scritto da nessuna parte che la tenuta sociale, considerando la storia e la cultura del nostro Paese, debba saltare

Corrado Passera (Infophoto) Corrado Passera (Infophoto)

Che peso dare alla parole di un ministro “tecnico” che, nel pieno del suo mandato, dipinge scenari catastrofici? Corrado Passera, il titolare dello Sviluppo economico, ci è andato giù pesante e, se quanto ha detto corrispondesse effettivamente alla realtà, ci sarebbe da preoccuparsi. L’ex ad di Intesa Sanpaolo, nel suo intervento di fronte alla platea di Rete imprese Italia, si è detto convinto che almeno metà degli italiani stiano vivendo una situazione di disagio sociale: ovvero, sette milioni di disoccupati, sottoccupati, o momentaneamente senza lavoro moltiplicati per le loro famiglie; e che, se non si fa al più presto qualcosa, il rischio è che la coesione sociale salti. Abbiamo chiesto all'economista Giuseppe Pennisi come stiano, effettivamente, le cose.

 

Come valuta  le affermazioni di Passera?

 

Vanno lette, anzitutto, in chiave politica. Se lui ha lasciato tutte le posizioni che ricopriva in precedenza, è perché ha ambizioni in tal senso. L’idea  è quella di varcare la soglia di Palazzo Chigi, con Mario Monti al Quirinale. Si è trattato, quindi, di una reazione all’andamento delle elezioni francesi e a quelle italiane, dove il successo dei grillini e dell’antipolitica lasciano intendere che si impone una riposta alle esigenze dei cittadini sul piano sociale. In questo momento si è intestato il ruolo del rigorista accomodante.

 

Nel merito, crede che il computo di Passera possa essere preso per buono?

 

Effettivamente, il calcolo va fatto prendendo in considerazione non il singolo, ma la famiglia; ora, considerando che, secondo gli ultimi dati dell’Istat, l’11% di esse vive sotto la soglia della povertà, l’area di disagio descritta da Passera potrebbe non essere precisa, purtroppo, per difetto.

 

In che termini la coesione sociale potrebbe saltare?

 

Quando il ministro ha parlato di un tale rischio, credo che si riferisse all’ipotesi di astensionismo alle prossime elezioni o al successo dei grillini; certo, la tensione e il conflitto aumenteranno. Ma non credo che arriveremo mai a scenari analoghi a quelli greci. Né che il terrorismo possa, al di là del caso di Ansaldo nucleare (resta, per inciso, da dimostrare se si tratti o meno di un attentato di matrice terroristica), tornare realmente a occupare le prime pagine dei giornali.

 

Perché crede che la situazione non deflagrerà?

 

In seno alle famiglie italiane, nonostante la secolarizzazione, è rimasta l’impronta, in termini di cultura della solidarietà e di coesione sociale, della dimensione cattolica della società.


COMMENTI
11/05/2012 - Un futuro Governo Passera? (Davide Bartesaghi)

Se ci sarà un futuro governo Passera, possiamo già chiamarlo il gabinetto mcKinsey. E saranno dolori...