BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Germania, quella crepa nel Muro che fa sperare l'Italia

Berlino, 9 novembre 1989 (InfoPhoto) Berlino, 9 novembre 1989 (InfoPhoto)

Tre giorni dopo, l’apertura della Bundesbank, se confermata, segna perciò una parziale correzione di rotta, che attende però una conferma. In realtà, nel documento al Parlamento si dice solo che un’inflazione tedesca superiore alla media dell’eurozona potrebbe essere una “naturale conseguenza di un processo di aggiustamento delle economie in crisi”. In parole povere se Italia e Spagna (o altri Paesi) sapranno recuperare efficienza e competitività per conto loro, la Germania non reagirà con una stretta dei tassi frenando l’import e così congelando il virus dell’aumento dei prezzi interni. Non sembra molto, ma, se si pensa al rigore sfoderato fino a tempi recentissimi, ha quasi il sapore di una rivoluzione copernicana. Basti dire che, solo 72 ore fa, il bancheiere centrale tedesco gelava le richieste di una maggior espansione monetaria con queste parole: “Ricordatevi che domani noi saremo quello che è dettato dalla politica monetaria di oggi”. Ovvero, nessuna indulgenza per le cicale.

Oggi, però, i sacerdoti dell’ortodossia hanno chiuso i battenti del portone del tempio. Perché? E con quale sincerità? È facile mettere in relazione l’apertura con lo shock dei risultati elettorali di domenica. Per carità, con la Francia ci si metterà d’accordo prima o poi. Ma il sassolino della crisi greca, ancora una volta, rischia di complicare la strategia di Berlino, che fa del deleveraging del debito della “periferia Europa” il pilastro della sua politica. Certo, Berlino si sta preparando con metodo all’eventuale sganciamento del vagone Grecia dalla Ue, nel caso, più che probabile, che Atene non riesca a esprimere una convincente accettazione dell’austerità. Il fatto che Atene abbia rifiutato l’aiuto dei tecnici tedeschi per rimettere a punto la macchina fiscale e amministrativa non è certo piaciuto dalle parti di Berlino. Ormai i crediti delle banche tedesche verso Atene sono quasi tutti rientrati. Ma un’uscita della Grecia dall’Ue in questo momento rischia di essere un grosso problema, vista la diffidenza dei mercati verso l’euro.

È tutt’altro che da escludere che, in caso di collasso greco, i mercati andrebbero all’attacco non solo di Irlanda e Portogallo, ma anche di Spagna e di Italia. Quali armi potrebbe opporre l’Eurozona? E con quale determinazione? “Negli ultimi anni - scrive The Economist - l’Europa ha affrontato sacrifici a difesa della moneta unica perché le alternative sono state sempre giudicate peggiori. Ma l’impotenza dimostrata nell’affrontare in maniera efficace la crisi ha fatto crescere la tentazione di rovesciare il tavolo. Non è da escludere che una forza politica o l’altra decida che a questo punto tanto vale correre il rischio. E questo è un pensiero terribile”. Probabilmente anche agli occhi della guardia imperiale della Bundesbank, forse meno tetragona e intransigente di quel che non appaia.

Anche alla Bundesbank, forse, si è rimasti colpiti dalla rapidità della discesa delle economie del Continente. I dati della produzione industriale italiana, nonostante il timido rimbalzo di marzo, segnalano un pesante -5,8% nel primo trimestre. La stessa Germania, nonostante i dati positivi di inizio settimana, mostra qualche segno di cedimento che merita di essere monitorato. Soprattutto, qualche cosa sta cambiando nell’asse della politica tedesca: perdono colpi i liberali, si profila una nuova Grosse Koalition. Wolfgang Schaeuble, il ministro delle Finanze che è un europeista convinto, ha dato il via libera agli aumenti salariali a partire dai bancari.


COMMENTI
11/05/2012 - Perché sempre alla mercé dello straniero? (Carlo Cerofolini)

Possibile che un grande Paese come l'Italia sia quasi sempre ed ancora costretto a sperare nella "benevolenza" di una nazione straniera (ieri Franza o Spagna oggi la Germania, domani chissà),che ovviamente pensa solo all'interesse dei suoi cittadini? Non per nulla la Germania ha fatto rientrare quasi tutti i crediti che le sue banche avevano in Grecia e, se non erro, grazie anche e soprattutto al fondo salva stati per Irlanda, Portogallo e Grecia. Fondo al quale, sempre se non erro, come Italia contribuiamo con ben 35 miliardi, il che farà ancora aumentare il nostro debito pubblico. Ovvero il danno e la beffa. A questo punto mi chiedo e chiedo se non è che tutta questa situazione - grave ma non seria per dirla con Flaiano - sia dovuta ad una classe politica e dirigente, a dir poco inadeguata, che riflette il paese ma sicuramente nella sua parte largamente minoritaria e non certo la migliore? Usque tandem....