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Economia e Finanza

FINANZA/ Germania, quella crepa nel Muro che fa sperare l'Italia

Al Parlamento tedesco è stata recapitata una relazione della Bundesbank che contiene una novità clamorosa per cercare una soluzione alla crisi dell’Eurozona. Ce ne parla UGO BERTONE

Berlino, 9 novembre 1989 (InfoPhoto)Berlino, 9 novembre 1989 (InfoPhoto)

È presto per dirlo, ma il Muro di Berlino sembra mostrare qualche crepa. Per carità. Anche ieri Angela Merkel, parlando al Bundestag, ha ripetuto i concetti di sempre: “La crisi non si supera in un colpo”. E ancora: “Non ci sono strumenti miracolosi contro la crisi. E gli eurobond non sono sostenibili. La riduzione del debito e il rafforzamento della crescita e dell’occupazione sono i pilastri della strategia dei capi di governo e delle istituzioni europee per sconfiggere la crisi europea del debito”. Nulla di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire, salvo qualche cortese apertura al ballon d’essai lanciato da Mario Monti: tener fuori dalla contabilità del Fiscal Compact gli investimenti nelle opere di portata strategica, tipo la banda larga.

Ma mercoledì sera al Parlamento tedesco è stata recapitata una relazione della Bundesbank che contiene una novità clamorosa: la banca centrale tedesca si dice disponibile, o quantomeno non contraria, ad accettare un aumento dell’inflazione tedesca come parte di un progetto di ribilanciamento delle economie dell’eurozona nel quadro di un piano di crescita della competitivtà dei paesi più colpiti dalla crisi. Per capire la portata della novità, basta ricordare quanto scritto da Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank, in un intervento pubblicato dal Financial Times di lunedì, poche ore dopo la proclamazione della vittoria di François Hollande in Francia: “La politica monetaria dell’eurozona va condotta come un blocco unitario; una politica espansiva per la Germania dovrebbe eventualmente essere condotta con altri strumenti politici”.

“Questo sta a significare una cosa sola - gli aveva ribattuto il chief economist dl quotidiano, Martin Wolf - Toglietevi dalla testa, ci dice Weidmann, l’illusione che la Germania permetterà mai una crescita stimolata dall’espansione monetaria che possa provocare un aumento dell’inflazione dentro i suoi confini. Perciò, i paesi in difficoltà, come Italia o Spagna, continueranno a essere sottoposti alla disinflazione, ma quelli che vantano le condizioni migliori non accetteranno di stimolare le economie a prezzo di inflazione. Ma questa non è un’unione monetaria. Ricorda molto di più la logica di un impero”.


COMMENTI
11/05/2012 - Perché sempre alla mercé dello straniero? (Carlo Cerofolini)

Possibile che un grande Paese come l'Italia sia quasi sempre ed ancora costretto a sperare nella "benevolenza" di una nazione straniera (ieri Franza o Spagna oggi la Germania, domani chissà),che ovviamente pensa solo all'interesse dei suoi cittadini? Non per nulla la Germania ha fatto rientrare quasi tutti i crediti che le sue banche avevano in Grecia e, se non erro, grazie anche e soprattutto al fondo salva stati per Irlanda, Portogallo e Grecia. Fondo al quale, sempre se non erro, come Italia contribuiamo con ben 35 miliardi, il che farà ancora aumentare il nostro debito pubblico. Ovvero il danno e la beffa. A questo punto mi chiedo e chiedo se non è che tutta questa situazione - grave ma non seria per dirla con Flaiano - sia dovuta ad una classe politica e dirigente, a dir poco inadeguata, che riflette il paese ma sicuramente nella sua parte largamente minoritaria e non certo la migliore? Usque tandem....