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FINANZA/ Quel nuovo patto fiscale che "fa fuori" tasse, Equitalia e Imu

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Ma le preoccupazioni che lambiscono le istituzioni sono altre. Il combinato disposto dello spesometro, del redditometro e dell’accentuata tracciabilità dei pagamenti ha avuto, sta avendo e continuerà ad avere un indubbio effetto positivo: l’assottigliarsi dell’economia in nero. Un risultato positivo, certo. Però, oltre a considerare questa apprezzabile ricaduta sistemica, si deve tenere anche conto di un altro effetto indotto, che ormai non è da ritenere solo potenziale ma reale. L’effetto già in atto è quello di una riduzione dei consumi, provocata certamente dalla recessione, ma non soltanto dalla recessione. Ciò è anche frutto di un altro fenomeno poco analizzato finora: la ritrosia a usare contante preferendo forme di accumulazione extra bancaria ed extra finanziaria.

In altri termini lavoratori autonomi, piccoli e medi imprenditori e professionisti hanno un timore che va evitato: che i maggiori redditi che possono emergere dal combinato disposto di spesometro, redditometro e tracciabilità accentuata possono essere considerati tali anche per il passato, esponendosi quindi a richieste inusitate da parte dell’Erario. “Per questo - dice Gianfranco Conte, presidente della Commissione Finanze della Camera - ritengo che sia opportuno discutere, non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra istituzioni e contribuenti, di una proposta che punti a una sorta di programmazione fiscale”. Il presidente della Commissione Finanze pensa a un accordo tra Stato e cittadini che possa mirare a una “emersione accompagnata” di consumi e redditi. “Ciò - spiega Conte - allo scopo di tutelare il contribuente da eventuali e retroattivi interventi del fisco per i redditi dichiarati in passato, prima quindi che quel combinato disposto composto da spesometro-redditometro-tracciabilità esplicasse gli effetti”.

Beninteso, aggiunge il presidente della Commissione Finanze della Camera, “non è in alcun modo una richiesta palese od occulta di pensare a una forma di condono, ma piuttosto un patto chiaro ed esplicito fra fisco e contribuente che possa stabilizzare l’emersione del sommerso senza penalizzare lavoratori autonomi e imprenditori scongiurando forme di rivalsa verso il passato che possono ulteriormente nuocere alla già asfittica crescita italiana”.

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