BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

GRECIA FUORI DALL’EURO(?)/ Ecco quanto ci costerà l’addio di Atene

InfophotoInfophoto

Vediamo di dare qualche risposta, ovviamente su un piano meramente teorico. Primo, se Atene deciderà per l’addio non sarà la politica a premere il grilletto, ma le forze di mercato. Ovvero, se si arrivasse a un muro contro muro tra governo greco e troika che portasse alla sospensione dei finanziamenti di Ue e Fmi, il panico accelererebbe le fughe di depositi e capitali dalla Grecia, opzione che imporrebbe ad Atene l’introduzione di controlli sui capitali. Ma senza più fondi e con la situazione economica in ulteriore, rapido peggioramento, la Grecia si troverebbe prima delle eventuali nuove elezioni di giugno, senza il denaro necessario a finanziare la spesa ordinaria dello Stato, visto che già si parla di bonds e promissory notes come metodo per pagare stipendi e pensioni.

Oggi, inoltre, la Grecia dovrà pagare la maturazione di bonds sotto legislazione estera per 430 milioni di euro, cifra che sembra bassa ma che rappresenta invece ben il 30% di quanto è presente a oggi nella casse dello Stato, visto che Imerisia ieri faceva notare come il livello di fondi sia sceso la scorsa settimana sotto quota 1,5 miliardi di euro. Senza altre entrate da qui a fine mese è game over. Inoltre, le banche greche non hanno più collaterale elegibile presso la Bce e possono soltanto accedere al programma d’emergenza Ela attraverso la Banca di Grecia, ma anche in questo caso il collaterale, quasi sempre prestiti, non è illimitato.

A oggi le banche elleniche hanno già preso in prestito tramite l’Ela 60 miliardi di euro, peccato che la natura emergenziale dell’Ela imponga un prezzo alto, ovvero un haircut del 50% che vede quindi gli istituti greci aver piazzato 120 miliardi di collaterale per ottenere quei 60. I prestiti totali in essere sono 250 miliardi, quindi le banche greche hanno al massimo altri 130 miliardi di prestito collaterale che, però, garantirebbe denaro dall’Ela per soli 65 miliardi di euro, circa il 40% dei depositi degli istituti ellenici, a quota 170 miliardi il 31 marzo scorso.

A parte poi il fatto che non tutti i prestiti sono accettati come collaterale dall’Ela, l’unica arma nelle mani delle banche è emettere sempre più obbligazioni garantite dallo Stato: peccato che con una maggioranza di 2/3 la Bce possa bloccare tutto il giochino, a causa dei costi fuori controllo dell’Eela per la Banca di Grecia. A quel punto, la Banca centrale greca sarebbe fuori dal programma Target 2 e dovrebbe, di fatto, stampare moneta: ovvero, addio forzato all’euro e ritorno alla dracma.

Tanto più che, a oggi, la Grecia ancora attende e dipende da 6,3 miliardi di euro per necessità governative e 23 miliardi per la completare la ricapitalizzazione del sistema bancario.

Una rottura fra Atene e la troika, quindi, farebbe fare alle forze di mercato ciò che magari non era nelle intenzioni dei partiti greci. Ma quanto costerebbe questa ipotesi al resto d’Europa? Le perdite dirette immediate si sostanzierebbe in 240 miliardi di euro in debito greco detenuto da soggetti cosiddetti ufficiali (Ue e Fmi), 130 miliardi di esposizione dell’eurosistema alla Grecia attraverso il Target 2 e una perdita potenziale di circa 25 miliardi di euro per le banche europee: circa 400 miliardi, immediati. Una bella mazzata ma forse gestibile, peccato che via siano poi le conseguenze indirette, in questo caso il contagio a Spagna e Italia.