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FINANZA/ Savona: Italia, ora conviene uscire dall’euro

Pubblicazione:giovedì 17 maggio 2012

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I Trattati internazionali possono essere sempre revocati, anche se non lo prevedono. Gli Stati Uniti uscirono dall’Accordo di Bretton Woods che avevano creato e che aveva dato all’Occidente uno sviluppo eccezionale. Eppure lo fecero per liberarsi dell’obbligo di convertire il dollaro in oro. Fu un default vero e proprio che il mondo “ha perdonato troppo in fretta”, come ha perdonato troppo in fretta la Germania.

 

All’Italia converrebbe uscire dall’euro?

 

Se l’Ue non modifica le condizioni di operatività della Banca centrale europea, allargando le sue competenze ai titoli di Stato e al rapporto di cambio e assegnando a essa il compito di collaborare per lo sviluppo (tutte cose che già sta facendo, ma per iniziativa del suo vertice, non per dovere statutario!), e non decide una politica compensativa per le aree svantaggiate dalla natura non ottimale dell’eurozona, allora conviene uscire dall’euro. Ma ciò deve avvenire preparandosi a farlo, altrimenti i danni sarebbero incalcolabili. Invece, si persiste nel rifiuto di solo parlarne e, quindi, potremmo essere costretti a farlo, non a farlo su nostra iniziativa potendone governare il processo.

 

Se i benefici di un’uscita dall’euro per l’Italia fossero maggiori dei costi, quanto tempo ci vorrebbe perché i primi superino i secondi?

 

La scelta sarebbe in ogni caso di lungo periodo. L’alternativa è tra pagare i costi un pezzo all’anno, con conseguenze sociali e politiche gravi, oppure pagarli in una sola volta e trovarsi in tre-cinque anni in una situazione migliore. Il vantaggio sarebbe per le esportazioni e il costo sarebbe l’inflazione. Lo Stato dovrebbe cedere risorse ai privati, tagliando le spese.

 

Quali sarebbero i passaggi che ci porterebbero dall’euro alla lira?

 

Se si riferisce ai passaggi tecnici, i più importanti sono il tasso di conversione dall’euro alla nuova lira e la ridefinizione del valore dei titoli di Stato in circolazione. A seguire ci sarebbe la definizione della nostra posizione nell’area non-euro del mercato comune. Il passaggio politico richiede invece un decreto legge, da convertire in Parlamento.

 

(Lorenzo Torrisi)



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COMMENTI
17/05/2012 - il coraggio di una proposta (francesco scifo)

L'idea di valutare e calcolare l'ipotesi di una uscita dalla moneta unica per tentare di governare questa eventualità mi pare assolutamente lodevole. Nell'ultima pubblicazione del prof. Savona si evidenzia anche l'inutilità delle continue manovre economiche che spingono il Paese verso un baratro di recessione e spreco di risorse pubbliche; tuttavia, insieme ad una modifica della BCE che diventi prestatore di ultima istanza,deve valutarsi l'idea di una federazione di stati se si vuole salvare l'euro: più politica e più rappresentanza popolare negli organi europei significano più responsabilità e meno tecnici che lavorino su progetti teorici senza mai rispondere del loro operato. Perciò bravo al prof. Savona che per primo ha avuto il coraggio di porre autorevolmente questi problemi quando erano impopolari.

 
17/05/2012 - Non mi pare (Luca Rossini)

Non mi pare che l'articolo di Savona sostenga perentoriamente che conviene uscire dall'Euro, ma solo a certe condizioni. E che al contrario ci sono alcune condizioni favorevoli che già stanno avvenendo, sebbene in via ufficiosa, come l'interventismo della BCE, per la stabilizzazione finanziaria. Uscire dall'Euro pensando di aumentare l'export in maniera significativa in un mondo che in cui la concorrenza è drasticamente aumentata mi sembra pura illusione: torneremmo i cinesi d'Europa, ma in concorrenza con i cinesi (e vietnamiti) veri... E poi ci si rende conto che i prezzi e i tassi raddoppierebbero e che lo stato sarebbe costretto a tagliare la spesa pubblica in maniera netta eliminando lo stato sociale, compresi incentivi a famiglie e imprese? E poi questa politica sarebbe in grado di farlo? Se non vogliamo Beppe Grillo for President, teniamoci stretto l'Euro...