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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Tutti i numeri che inchiodano la Grecia

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Una gran bella legnata, soprattutto in un contesto di crescita zero per l’eurozona e di una Germania che vede il Pil salire di mezzo punto grazie all’export, dato destinato a crollare però se l’Europa sprofonderà ancora di più in recessione, essendo l’Ue la destinazione del 50% delle esportazioni teutoniche. Usa e Cina staranno a guardare, secondo voi? Permetteranno uno slump simile per l’economia globale, essendo l’eurozona il primo mercato del mondo? Io penso che la Grecia sia fallita e che uscirà dall’euro, ma penso anche che a gestire la cosa sarà il Fondo monetario internazionale, anche con sonanti aiuti in denaro. Il contagio greco all’eurozona, infatti, riguarda qualcosa come 15 triliardi di debito pubblico e privato e 27 triliardi di esposizione bancaria a esso collegato: un altro errore dell’Europa nella gestione del caso greco e sarà depressione globale, non recessione.

Che fare, quindi? Trasformare la Bce in prestatore di ultima istanza, togliendo il problema dei debiti sovrani dal tavolo cui stanno abbuffandosi i mercati oppure decidere una condivisione del debito e un’unione fiscale, con tasse e budget pianificato in sede europea e un governo dell’Unione più forte che sia controparte di una Bce in stile Fed. La Germania non ci starà mai? È vero, peccato che sia in gran parte colpa di Germania e Francia se siamo arrivati a questo punto, visto che tre anni fa la questione greca si sarebbe potuta chiudere con 140 miliardi di euro, se non si fosse messo in testa alla lista delle priorità l’interesse immediato delle banche tedesche e francesi. Inoltre, il dato del Pil parla chiaro: nel primo trimestre, solo la Germania è cresciuta nell’eurozona. Servono altri motivi per far capire a Berlino che il paraocchi del rigore ci ha portati sull’orlo del precipizio e ora non abbiamo più spazio di manovra?

Non abbiamo scelta, purtroppo o per fortuna, dipende quale sia il vostro grado di europeismo: da soli gli Stati non escono da questa situazione di dittatura finanziaria resa possibile da debiti allegri e scelte politiche folli. E, paradossalmente, i mercati stanno già muovendosi oltre, prezzando come scontato il Grexit. Chi sta muovendosi a grandi passi verso la linea Maginot che, se varcata, porta alla spirale ellenica è infatti la Spagna, la quale potrebbe subire un significativo aumento dei margini per la detenzione del suo debito da parte della clearing house LCH già nelle prossime ore, visto che in passato questo provvedimento è scattato non appena il debito sovrano di un Paese ha toccato quota di spread 450 punti base nei confronti del debito di un Paese con rating AAA. Accadde al Portogallo, il quale da 450 accelerò rapidamente verso quota 800, raggiunta in meno di tre mesi: e con la ratio cash/collaterale ai minimi e lo spread Bund-Bonos che ieri ha sfondato quota 500, un aumento dei margini potrebbe essere tanto fatale quanto ormai scontato per Madrid.