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Economia e Finanza

WALL STREET/ Ivashina (Harvard): punire le banche può distruggere gli Usa

La sede di JPMorganLa sede di JPMorgan

No, ritengo che sarebbe irragionevole, perché i derivati rappresentano degli strumenti necessari di gestione del rischio. Il problema è perciò come assicurare che la banca compia effettivamente operazioni di copertura del rischio e non di pura scommessa o addirittura di gioco d’azzardo. E non è risolvibile con le definizioni. Credo che l’unica strada sia di consentire alle banche di operare con i derivati, ma di imporre stretti requisiti di capitale.

 

La riforma di Wall Street è stata uno dei più significativi successi di Obama, ma non è stata ancora resa operativa. Per quale motivo?

 

Si tratta di una riforma molto complessa, con un generale consenso sul fatto che qualcosa si debba fare, ma con altrettanto disaccordo su cosa fare esattamente. Il settore finanziario è molto importante negli Stati Uniti, non solo per il loro potere di lobbying, ma per l’importanza che riveste per l’intera economia. Anche i politici ne sono coscienti e penso che non lo vogliano regolamentare in modo eccessivo. Vi è poi un aspetto di competitività del settore, anche nel contesto dell’economia globale, che rende difficile passare dalla grande visione di una riforma alla sua applicazione concreta. Vi sono moltissimi incontri tra regolatori e operatori del settore per cercare di capire quali regole possono funzionare e quali possono essere le conseguenze.

 

La riforma di Wall Street è davvero solo una questione interna degli Usa?

 

E’ opportuno che tutto ciò non venga fatto dagli Stati Uniti da soli, ma coordinandosi con le autorità europee per decidere insieme la regolamentazione. É quindi un processo molto difficile, impossibile da fare troppo rigidamente. Per questo il Dodd-Frank Act (la legge di riforma di Wall Street firmata da Obama nel 2010, NdR) stabilisce un quadro di riferimento, ma non dice esattamente come dovrebbe essere concretizzato, e non dovrebbe dirlo. È un processo che deve essere affrontato insieme da regolatori e operatori e che potrebbe prendere forma l’estate prossima, almeno questa è la speranza.

 

Un singolo trader ha messo a rischio una grande istituzione finanziaria. Come mai ciò è sfuggito alle verifiche interne?