BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EQUITALIA/ Un "pasticcio" all’italiana che ci porta verso la Grecia

Pubblicazione:venerdì 18 maggio 2012

Foto: Infophoto Foto: Infophoto

La visita del premier Mario Monti alla direzione centrale di Equitalia non si è svolta in un clima di “entusiasmo caloroso”. Per ricordare le vecchie formule goliardiche, aggiungiamo pure che “non c’era un’allegria sfrenata”. Alla fine, la sensazione era che il leader del “governo dei tecnici” abbia fatto un atto dovuto, probabilmente su richiesta del direttore generale, l’incravattato e compunto Attilio Befera, che lo aspettava all’entrata dell’edificio. Poi parole piuttosto scontate: pagare le tasse è un dovere; un fisco più efficiente e meno intrusivo. Dietro la facciata, “Pot bouille”, per ricordare un celebre romanzo di Emile Zola, si dice che si stia discutendo magari di abbassare l’aggio, di allungare le rateazioni. L’economista Carlo Pelanda, su queste pagine ha proposto un condono fino al 2010, sapendo bene di scandalizzare i moralisti di tutti i tipi.

Ma se è indubbio che pagare le tasse sia un dovere, quando sono eque, se è indubbio che gli atti di violenza nei confronti dei dipendenti di Equitalia sono intollerabili, bisognerà pure che il “governo dei tecnici” e la stessa Equitalia si rendano conto di non godere di grande popolarità in questo momento di crisi economica, e soprattutto di rappresentare, proprio in questo momento, un caso dirompente, un punto di rottura nel rapporto di credibilità tra Stato e cittadini. Su questo punto di rottura concorda il professor Ugo Arrigo, docente di Finanza pubblica all’Università Bicocca di Milano.

 

Lei ha voglia di fare un po’ le pulci a questa agenzia di riscossione?

 

Beh, direi proprio di si. Vista come il prodotto di una riforma, Equitalia è una di quelle classiche riforme fatte dagli italiani che sono in grado di peggiorare il peggio. Se tutti i pasticcioni del mondo si ispirassero alle nostre riforme e ci riconoscessero delle royalties, riusciremmo ad azzerare velocemente il debito pubblico.

 

Mi pare che non sia neppure d’accordo sul nome, su “Equitalia”.

 

In effetti, farei volentieri ricorso a una “Authority” perché si tratta di pubblicità ingannevole. A me “Equitalia” ricorda di più gli equini che i tributi. Ma poi che c’entra con l’equità? La riscossione delle tasse, per conto dello Stato, è equa se le tasse sono eque, se le tasse sono inique, Equitalia non garantisce più equità. Fanno i riscossori.

 

Ma come si è arrivati a formare, a creare Equitalia?

 

Erano società private di riscossione, che Giulio Tremonti ha nazionalizzato. Erano di proprietà di enti bancari. Il fatto che incuriosisce è che sono state nazionalizzate, ma con tutta probabilità i dipendenti di Equitalia (diventata un monopolio pubblico di riscossione dei tributi) hanno un contratto come quello dei bancari, che è certamente migliore e più costoso di quello dei dipendenti pubblici, di quelli che lavorano all’Agenzia delle Entrate. Non si capisce, ad esempio, perché Tremonti non abbia lasciato ai dipendenti dell’Agenzia delle Entrate il compito di riscuotere le tasse. Per quale ragione ci sono due cose diverse?

 

Ma la stessa struttura di Equitalia desta qualche perplessità. È una spa (tipica figura privatistica) controllata dallo Stato attraverso le partecipazioni dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
18/05/2012 - Le tasse col mutuo (Diego Perna)

Magari non gli frega a nessuno, però , forse se a qualcun altro come me, ovvio, può interessare sapere che le tasse vanno pagate, eccome, anche perchè ti levano la tranquillitá, le cartelle si susseguono a ritmo incalzante. E questo è giusto, le tasse le devono pagare tutti, come dire tutti devono lavorare, anzi è un diritto. perchè l' Italia si fonda sul lavoro, lo dice pure la costituzione, proprio all' art. 1, non si sa mai sia troppo faticoso leggere anche il secondo. Il punto, però, che si tralascia come fosse superfluo,ad ogni uscita di premier, è che alcuni, non è che evadono, tant' é che le cartelle ci sono tutte, ma è proprio che non si hanno i soldi per pagarle. Io, sono stato fortunato, ho chiesto un finanziamento, era infatti poco prima della crisi, anzi era per me appena cominciata, solo per me, e me l' hanno dato, così non sono stato più chiamato evasore. Altre volte con i finanziamenti si comprano macchinari, ed è bellissimo, per un imprenditore anche se piccolo, ma pagarci le tasse é come dire qualcosa non torna. Però soccome ci sono gli evasori, le tasse sono altr,come dire, lo Stato mai è colpevole, anzi sapete una cosa,non è la finanza che è marcia, è l'imbianchino che non ti fa la fattura, opppure l' idraulico, quello della pubblicitá che vive alle tue spalle, si avete capito, il parassita, gli manca infatti solo la cassetta degli attrezzi.Lui ha fatto crollare le borse, la finanza e tutto il sistema del capitale. Ma quanti miliardi ha evaso ?