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BANKIA/ Dalla Spagna: le nostre banche in crisi, ma non siamo la nuova Grecia

Pubblicazione:sabato 19 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 19 maggio 2012, 12.22

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La Spagna non potrà mai arrivare alla situazione della Grecia. In primo luogo, perché il livello del debito pubblico è relativamente basso (non arriva al 70% del Pil). In secondo luogo, perché il costo reale dell’indebitamento per il Tesoro spagnolo è ancora sopportabile (è inferiore al 5%) e resta un ampio margine nel caso si deteriori. Infine, perché con la politica di stabilità dei conti dell’attuale governo è molto probabile che il processo di crescita del debito pubblico si inverta tra quest’anno e il prossimo. Di conseguenza, non si verranno a creare problemi di solvibilità per lo Stato spagnolo se si va avanti sul percorso che si è cominciato. La Spagna ha un problema con il suo settore pubblico - dovuto agli eccessi di spesa che Zapatero ha realizzato fino al 2011 - che il governo sta affrontando seriamente e con forza. Questo esecutivo, inoltre, ha anche la maggioranza assoluta in Parlamento, quindi non ci saranno problemi per ottenere un sostegno politico sufficiente come in Grecia.

 

Data la situazione economica interna, alla Spagna conviene ancora restare nell’euro?

 

Alla Spagna conviene l’euro, fondamentalmente perché fornisce un supporto politico per sostenere la stabilità macroeconomica. È vero che abbiamo avuto l’esperienza di Zapatero che si è mosso in direzione opposta, ma è anche vero che i problemi sollevati dalla sua politica sono dovuti in parte all’inesperienza sul funzionamento dell’Unione monetaria in un contesto di crisi. Mi sembra che il contesto attuale stia costringendo a un apprendimento rapido e che, quindi, sarà difficile in futuro che i governi possano optare per l’instabilità o lo squilibrio permanente dei conti pubblici.

 

(Lorenzo Torrisi)



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