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J’ACCUSE/ De Lucia (Assopopolari): la crisi, colpa delle "grandi" banche

Pubblicazione:sabato 19 maggio 2012

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Non vi è chi non rimanga impressionato dall’impermeabilità delle autorità a una reazione appropriata, cioè tale da scongiurare prontamente il rischio di eventi similari. Del pari, è impressionante quanto poco efficace, sebbene gigantesca, sia stata l’azione regolatoria prodotta dalle autorità internazionali (G20, Financial Stability Board e Comitato di Basilea). È ben vero che alla crisi dei mercati del 2008 sono seguite la crisi del debito sovrano di alcuni paesi e poi le forti incertezze sulla tenuta dell’euro. Ma è altrettanto vero che all’origine vi è la mancanza di effettiva volontà politica nel porre rapidamente sotto controllo la principale fonte di questi rischi: la tendenza al gigantismo della speculazione finanziaria e degli intermediari a essa dediti (i G-SIFIs, Global Systemic Financial Intermediaries, cui i supervisors dedicano sempre nuove analisi e ipotizzano schemi di disciplina).

Finora si è prodotta, dunque, una messe di regole e un ridisegno dell’architettura dei sistemi di vigilanza senza tuttavia edificare nel mentre un robusto seppur provvisorio (in attesa degli approfondimenti conoscitivi) riparo contro gli agenti più pericolosi per la stabilità dei mercati. La questione preliminare e centrale è la mole di alcune banche rispetto alla dimensione economica delle nazioni, cui compete la regolazione, unita alla tiepidezza e lentezza del potere politico nel ripristinare una netta separazione fra l’attività di banca di deposito da quella di banca d’investimento come aveva suggerito Paul Volcker, l’ex governatore della Fed.

Grandi energie sono state spese per approntare molte nuove norme sui requisiti patrimoniali (Basilea3), che l’Unione europea è fermamente orientata ad applicare senza distinzioni fra banche di diverso genere - e di questo ne stanno facendo le spese banche al dettaglio come le banche popolari e cooperative, estranee al gioco della speculazione ma costrette a una disciplina concepita essenzialmente per le maggiori banche commerciali -, ma poco o nulla di effettivo è stato fatto per arginare l’influenza negativa delle grandi banche internazionali.



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