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GEOFINANZA/ Pelanda: ecco perché conviene salvare la Grecia

Quella greca sta diventando una situazione distruttiva per l’intera Europa. CARLO PELANDA ci spiega cosa si dovrebbe fare per neutralizzare tutti i rischi esistenti

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La Grecia è diventato un caso distruttivo per evidente errore dell’Europa dominata dal criterio tedesco. Se un ente europeo, infatti, avesse garantito il debito greco ai primi del 2010, assorbendolo e sterilizzandolo, il costo del salvataggio sarebbe stato attorno ai 140 miliardi di euro, recuperabili. Il non averlo fatto è costato per contagio, finora, almeno 1.500 miliardi tra perdite nelle Borse europee e aumento dei costi di rifinanziamento dei debiti.

Quando il mercato ha visto che la Germania si opponeva a salvataggi della Grecia, ha proiettato tale dato negli altri casi o di economia debole, cioè senza base industriale, quali quelli di Spagna e Portogallo, o di economia forte, ma molto indebitata, quali l’Italia, toccando anche Francia e Olanda. In sintesi, per risparmiare 140 miliardi ne sono stati persi più di dieci volte tanto, si è distrutta la ricchezza nazionale e la stabilità democratica della Grecia, si sono messe a rischio, senza vero motivo tecnico, altre nazioni.

Non solo. Ormai il mercato sconta con probabilità crescente la dissoluzione dell’euro. Qualora accadesse il costo dell’impatto sarebbe pauroso: distruzione dei risparmi ed erosione del potere d’acquisito delle pensioni in molte nazioni europee. La Germania stessa avrebbe un danno fatale. Il ritorno alle monete nazionali vedrebbe, per esempio, la lira svalutata di almeno il 50% sul nuovo marco tedesco. Le merci tedesche diventerebbero meno competitive e la Germania andrebbe in seri guai. Ma allora sarebbe buono per l’Italia, alla fine?

In teoria sì, ma l’eccesso di competitività valutaria porterebbe poi a protezionismi entro l’Europa, spaccando la stessa Ue. Va poi considerato che se l’euro saltasse l’intero mercato globale cadrebbe in depressione, riducendo il commercio internazionale e le esportazioni di tutti. Il costo di tale eventualità equivale alla distruzione di circa 50 trilioni di dollari e una decapitalizzazione di entità tale del mondo intero da tenerlo in depressione almeno per 15 anni.

L’uscita della sola Grecia dall’euro potrebbe essere gestita senza conseguenze sistemiche? Banche private, governi e istituzioni internazionali stanno tentando di scenarizzare l’eventualità per trovare i mezzi utili a contenere l’impatto. Da un lato, alcuni mezzi sono stati individuati. Dall’altro, nessuno può assicurare che potranno bastare a calmierare una crisi di fiducia globale.


COMMENTI
23/05/2012 - Si continua a ciurlare nel manico!!!! (Pietro Sita)

nessun paese riuscirà mai a ripagare debiti di questo livello. I paesi imporranno il terrorismo fiscale dei bocconiani neoliberisti di scuola anglo-sassone e verremo tutti strozzati dalle tasse. Bisogna rivedere la politica monetaria delle banche centrali (compresa BCE e FED)che sono banche PRIVATE, non sono istituzioni dello stato.Le banche non possono e non devono creare danaro dal nulla e cederlo agli stati facendosi pagare gli interessi(questa prassi si chiama SIGNORAGGIO). In questo modo il debito continuerà a crescere in modo esponenziale e tutti noi diventeremo come servi della gleba, costretti a lavorare solo per pagare sempre più tasse.Solo lo stato può emettere carta moneta e lo può fare a costo zero, in quanto non deve pagare nessun interesse a se stesso. Abramo Lincoln per finanziare la guerra civile rifiutò i finanziamenti delle banche europee ed emise i greenbacks carta moneta emessa dallo Stato a costo zero ed impedì che gli Americani a fine guerra fossro schiavi degli istituti stranieri. Per questo fu assassinato. la stessa cosa tentò di farla Kennedy: emise oltre 4 miliardi di dollari senza ricorrere alla FED. Sappiamo come è finito. In questo modo si spiegano tutti i depistaggi e le porcherie commesse dagli inquirenti per insabbiare il tutto e fare di Oswald l'unico colpevole. Grillo mi sembra abbia capito da dove nasce il problema. E' l'unico che in campagna elettorale ha accennato alla necessità di cambiare politica monetaria. Auguri a Lui e a tutti noi