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Economia e Finanza

FINANZA/ L'Istat dà ragione alla Merkel

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

L’andamento negativo della produttività morde sulla competitività. Mentre si intravedevano i barlumi di quella che sarebbe dovuta essere la seconda Repubblica, l’export italiano superava il 5% di quello mondiale; alla nascita dell’euro si era giunti al 3,8%; gli ultimi dati mostrano che, nonostante l’exploit di questa o di quella fascia del made in Italy , facciamo fatica a tenere il 3%. La nostra quota di mercato è sempre più insignificante nel contesto mondiale perché la nostra specializzazione produttiva è rimasta in gran parte ancorata a settori tradizionali (con qualche produzione di nicchia), condizionati a loro volta dalla modesta dimensione d’impresa (in media in Italia un’impresa ha 4 addetti e soltanto il 18% delle imprese ne hanno più di 250).

Inoltre, da decenni si trascurano la crescita del capitale umano e le attività di ricerca e sviluppo; la caduta degli investimenti pubblici incide negativamente sul capitale fisso sociale (è stato stimato, ad esempio, che le carenze infrastrutturali comportano un costo alle imprese e ai consumatori di 40 miliardi di euro l’anno). Il tutto si innesca su una finanza pubblica fragile dove ci sono ancora ampi margini di spesa improduttiva.

In sintesi, nella presunta seconda Repubblica, l’economia italiana è cresciuta a un tasso appena dello 0,9% l’anno - più sostenuto tra il 1992 e il 2000 (1,8% l’anno) e più contenuto (0,4% l’anno) sino all’inizio di una recessione che minaccia di diventare depressione. In ultima posizione comunque tra i 27 dell’Ue e con un forte distacco rispetto alla media dell’eurozona.

Nessuno può attribuire ad Angela Merkel il nostro “male oscuro”. Dovremmo invece ringraziarla perché ce lo fa toccare con mano. Ricordate cosa dice Cassio a Bruto nel primo atto del “Giulio Cesare” di Shakespeare? “Il problema non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi”. L'Istat non utilizza i settenari del Bardo. Ma i suoi numeri sono ancora più eloquenti.

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COMMENTI
23/05/2012 - diritto del lavoro e costo energia.... (attilio sangiani)

la bassa produttività del lavoro ed i conseguenti bassi salari mi sembrano la con seguenza di vari fattori,tra i quali spiccano:1) il diritto del lavoro,che invano i giuslavoristi e l'attuale Governo cercano di riformare; 2) il costo della energia,il più alto d'Europa,a causa della rinuncia al nucleare,imposto all'elettorato da un fanatismo ambientalista che ignora i proressi decisivi in questo campo 3)vistose carenze nelle infrastrutture,molto necessarie datta la forma allungana Nord-Sud e la catena delle Alpi. Si pensi,ad esempio,alla fanatica e sciagurata opposizione di vistose minoranze,inclini anche alla violenza,come in Val di Susa; oppure alla pluridecennale opposizione al collegamento autostradale da Livorno a Roma. Tuuto cià scoraggia gli investimenti esteri e induce il capitale italiano ad investire all'estero,non solo per i più bassi salari...

 
23/05/2012 - L'Italia è malata (Giuseppe Crippa)

“Chi è causa del suo mal, pianga se stesso” e non se la prenda con la dottoressa (Merkel)