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ISTAT/ 1. Crisi e tasse mandano le famiglie in Grecia

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Ecco, questa è la fotografia di un Paese in cui la recessione economica non è che un pezzo di una più generale recessione sociale. Un Paese in frenata, lunga e costante, in cui la mobilità sociale si è bloccata da almeno un decennio, tanto che solo l’8,5% dei figli di operai riesce a salire i gradini fino ad arrivare a posizioni professionali apicali. L’immobilità è dunque al potere, mentre il Potere con la maiuscola sembra voler fissare con ancora più forza questa immobilità: con o senza Monti, in un ventennio il carico fiscale corrente sulle famiglie è cresciuto con inesorabile progressione.

Niente di nuovo, si diceva. Eppure ogni volta più chiaro e drammatico nel delineare uno scenario che si avverte distintamente anche nell’esperienza di vita. Come non risulterà nuovo, ma in ogni caso indispensabile, il ribadire ancora una volta la necessità di una svolta nelle politiche pubbliche del Paese: occorre metter mano a incisivi interventi che associno il contrasto alla povertà e il rilancio dell’occupazione.

In Europa questo genere di interventi va sotto il nome di “reddito minimo”, modello per altro già testato con scarsa convinzione (e con inevitabile insuccesso) alla fine degli anni Novanta. Se si volesse provare una via alternativa occorrerebbe eventualmente riformulare la tassazione, alleggerirla, ricalibrarla sulla famiglia. Ma è bene ricordare che un unico Paese, insieme all’Italia, non prevede uno schema di reddito minimo: la Grecia. Ogni riferimento è ovviamente puramente casuale.

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COMMENTI
28/05/2012 - euro ? poveri noi ! (luis carr)

Signori, ammettiamolo : chi ha accolto con favore l'euro, come chi per 8 anni ha creduto di trarne giovamento in tremini di freno all'inflazione e alla svalutazione, ha preso un enorme, gigantesco abbaglio ! L'industria italiana e l'Italia intera con la adozione della moneta unica (o meglio con il marco tedesco travestito) hanno perso, anno dopo anno, competitività; ci siamo impoveriti senza nemmeno accorgercene . Ancora oggi i professoroni del govermno e i saputelli parlanti o litiganti nei "talksciov" non capiscono che l'euro è il macigno al collo che ci sta trascinando sempre più a fondo e che prima ce ne liberiamo meglio sarà. Con l'euro le economie deboli e i paesi ad alto debito , i ben noti piigs, si stanno disintegrando.

 
23/05/2012 - Tutto il mondo è paese (claudia mazzola)

Riordinando fotocopie mi capitano in mano ricevute bancarie fatte nel 1999/2000. Incredibile, importi in lire stratosferici, tanto lavoro, i clienti investivano e il fatturato lievitava per tutti. Dal 2001 con l'arrivo dell'euro è stato un calo di anno in anno fino ad oggi dove al massimo presentiamo alla banca una misera ri.ba. Non lo dico per incolpare qualcuno, ma se almeno non tornano i tempi dell'oro non ci restino però quelli delle facce da bronzo.