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ISTAT/ Crolla la fiducia dei consumatori. Nel 2012, Pil a -1,5%

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I nuovi dati dell’Istat ancora una volta non rivelano nulla di buono sull’andamento della nostra economia, incapace, ad oggi, di trascinarsi al di fuori delle sacche della crisi. L’Istituto nazionale di statistica rileva l’indice di del clima di fiducia dei consumatori che, in maggio, è diminuito da 88.8 a 86,5. Il clima economico generale, invece, subisce un calo passando da 71,6 a 64,4 mentre il clima personale sale da 94,3 a 95,2. Cala anche l’indicatore sul clima futuro che passa da 76,6 a 75,7 come, del resto, quello riferibile alla situazione corrente, che da 96,7 scende a 96,4. Da segnalare anche il fatto che i saldi relativi ai giudizi e alle attese degli italiani sulla situazione economica in generale precipitano, passando, rispettivamente, da -128 a -140 e da -70 a -80. Contestualmente, il saldo relativo alle aspettative sulla disoccupazione aumenta da 106 a 113. Il medesimo indicatore, invece, riferito alla situazione economica della famiglia passa da -63 a -66, quello relativo alle aspettative subisce, invece, una lieve flessione positiva: da -39 a -37. Qualcosina in più acquisisce il saldo relativo al giudizio sul risparmio, che passa da 141 a 145. Contestualmente, cala il saldo dei giudizi sull'evoluzione dei prezzi al consumo. Che,come si può ben immaginare, subiscono l’effetto della depressione e dell’aumento dell’Iva, passando, così, da 91 a 87. Ieri l’Istat ha debuttato pubblicando un studio relativo alla sue nuove competenze, ereditate dall'Istituto di Studi e Analisi Economica soppresso. Si tratta delle prospettive economiche italiane, con le previsioni di andamento del Pil. Che, per il 2012 dovrebbe subire una contrazione pari all’1,5%, proveniente da una riduzione della domanda interna. Contestualmente, calerà l'import del 4,8% mentre l'export reggerà, attestandosi sull’1,2%. L’Istituto, in particolare, sottolinea come «la marcata riduzione degli investimenti fissi lordi (-5,7%) è causata dalle difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese e dalla debolezza della domanda attesa. La diminuzione dell'occupazione e la perdita di potere d'acquisto sono previste comprimere la spesa per consumi delle famiglie (-2,1%). Le misure di consolidamento della finanza pubblica avranno un impatto negativo sui consumi collettivi».

 



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