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FINANZA/ 2. Così la Grecia può lasciare l’euro “restando” in Europa

Pubblicazione:giovedì 24 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 24 maggio 2012, 9.09

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Già, cari lettori, la Commissione europea nel 2003 ha infatti pubblicato uno studio sulla sua “Economic Review” nel quale si esaminavano le basi legali dei Trattati europei per cambi di controllo in una fase di emergenza. Da questo si deduceva che gli Stati possono innalzare barriera con la benedizione del Trattato di Maastricht: «Tra le azioni che possono essere intraprese quando uno Stato membro conosce serie difficoltà nella bilancia dei pagamenti, gli articoli 119 e 120 permettono di reintrodurre misure quantitative di protezione contro nazioni terze». Queste misure necessitano, però, di un accordo in sede Ecofin con un voto a maggioranza qualificata e una volta ratificate, possono essere imposte per sei mesi, ma rinnovate all’infinito per lo stesso arco temporale. A dar vita a questa opzione furono alcuni funzionari francesi: che già all’epoca si temesse per uno scenario come quello attuale? Mah.

Stesso discorso per l’obbligo della Grecia di lasciare l’eurozona in caso di ritorno alla dracma, visto che - come in quasi tutto riguardi l’Ue - i Trattati al riguardo sono davvero opachi. E, guarda la combinazione, uno dei testi più citati sull’argomento è stato scritto nel dicembre 2009 proprio da un funzionario dell’Ue greco, tale Phoebus Athanassiou, autore di “Withdrawal and expulsion from the Eu and Emi: some reflections”, dal quale si evince che «un ritiro dall’eurozona senza un parallelo ritiro dall’Ue sarebbe legalmente impossibile». Balle, i Trattati non dicono affatto questo. Semplicemente, non esistono precedenti. Quindi, la Grecia potrebbe optare - con l’appoggio quasi certo di Italia, Francia e pare del Regno Unito - per due soluzioni: la prima, una formula di adesione all’Ue di tipo polacco o svedese, ovvero con moneta in fluttuazione sull’euro e un accordo pro-forma di entrare - in questo caso, rientrare - nella moneta unica quando il tempo sarà quello giusto. La seconda, la formula baltica, ovvero una partecipazione di secondo livello all’Unione, con peg fisso euro-dracma in base a un 30% di svalutazione. Nessuno potrà imporre alcune “legge” europea alla Grecia, semplicemente perché l’Ue non ha leggi ma trattati, le leggi sono nazionali, visto che devono essere ratificate dai parlamenti sovrani. La stessa Corte europea di giustizia è una farsa, visto che non è una corte ma un panel: la si può allegramente mandare a quel paese quando si vuole, insomma.

A mio avviso, le due ipotesi che ho avanzato prima di nuova partecipazione greca all’Ue sono le uniche possibili per evitare shock sistemici, contagio ad altri paesi e, contemporaneamente, non distruggere del tutto la Grecia: le crisi da svalutazione, infatti, sono molto frequenti, cicliche. E non hanno mai ucciso nessuno se gestite con il cervello acceso e non in base a Trattati che paiono scritti da Rainman: forse, quando parlava di “modo prudente”, la Bundesbank pensava a questo? Chissà, di certo c’è che si sta scherzando sempre di più con il fuoco, visto che in Grecia, Irlanda e Portogallo i depositi esteri sono crollati a un tasso medio del 52% e le detenzioni estere di bonds governativi del 33% rispetto al picco massimo.

Un trend simile in Spagna e Italia si sostanzierebbe, rispettivamente, in fughe di capitali per 215 e 214 miliardi di euro, nel caso iberico con cali dei depositi mentre in quello italiano attraverso il nostro debito. E le fughe di capitali, ce lo dice la storia, le fermano solo interventi politici decisi: tipo uno schema di garanzia sui depositi per l’eurozona, ad esempio. E guardate che non sto parlando di disgrazie possibili in un lontano futuro, sto parlando di domani, se è vero che stando a dati di Fitch «la proporzione di titoli di debito italiano e spagnolo detenuta dagli investitori privati stranieri è continuata a diminuire nel primo trimestre del 2012, durante il quale le banche finanziate con il denaro a basso costo della Bce hanno sostituito gli investitori istituzionali internazionali. Ci attendiamo che questo trend continui anche nei prossimi trimestri».


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COMMENTI
24/05/2012 - il primo problema non è la crescita economica (Fabrizio Terruzzi)

Monti sbaglia: il primo problema non è la crescita economica tout court, quanto il ripristino di condizioni di competitività, ben più difficile e vasto, senza cui lo sviluppo sarebbe solo di breve durata. Nella situazione attuale la lira si sarebbe già svalutata pesantemente. Quale analogo effetto possiamo ottenere con i mezzi di oggi?. Attenzione la Germania paga lo "zero virgola" sui sui titoli di stato, è stracolma di liquidità presso la BCE e la sua industria è quanto mai sana e potente. Oppressi da enormi interessi sul debito e da un'austerità che toglie ogni risorsa per lo sviluppo, gli altri paesi sono destinati ad essere schiacciati sempre di più dal colosso Germania che non solo non dimostra alcuna intenzione di attenuare questa sua posizione dominante ma sta facendo di tutto, più o meno consapevolmente, per rafforzarla. Per di più con l'aiuto incondizionato dei mercati. Quello che è da mettere pesantemente sul tavolo a Bruxelles è di come si possa rapidamente riequilibrare nell'UE la competitività fra le nazioni. E va detto chiaramente che in mancanza di una risposta chiara e convincente converrà lasciar perdere l'Euro e riparlarne casomai un'altra volta.