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FINANZA/ 2. Così la Grecia può lasciare l’euro “restando” in Europa

L’uscita della Grecia dall’euro potrebbe essere affrontata senza conseguenze devastanti per l’economia di Atene e per gli altri paesi dell’Eurozona. MAURO BOTTARELLI ci spiega come

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Eurobond sì, eurobond no. Grecia nell’eurozona, Grecia fuori dall’eurozona. Sono stati questi i mantra che hanno caratterizzato i movimenti di mercato negli ultimi due giorni, improntati all’ottimismo più cieco martedì e al pessimismo cosmico ieri (all’ora di pranzo Milano perdeva già il 3%). D’altronde, quando il soggetto politico chiamato a dare una risposta a questi interrogativi parla, quantomeno, con due voci, tra loro completamente dissonanti, c’è poco da fare: si naviga a vista. A mettere il carico da novanta, poi, martedì sera - a 24 ore dal vertice informale dei capi di governo dell’Ue - ci ha pensato l’ex premier greco, Lucas Papademos, secondo il quale «non si può escludere un piano che preveda l’uscita della Grecia dall’euro. Anche se si tratta di uno scenario che è difficile che si materializzi - ha dichiarato Papademos al Wall Street Journal - e che non è desiderabile né per la Grecia, né per gli altri paesi, non si può escludere la preparazione di un piano che preveda le possibili conseguenze di un’uscita della Grecia». Secondo Papademos, inoltre, la stima dei costi di un’uscita della Grecia dall’euro oscilla tra i 500 milioni e un miliardo di euro, incluso l’effetto contagio: «Simili calcoli mi suggeriscono un incremento tra il 30% e il 50% dell’inflazione».

Nulla da obiettare, analisi lucida. Chi invece qualcosa da obiettare ce l’ha e in maniera molto chiara è la Bundesbank nel suo bollettino mensile, secondo cui «la situazione in Grecia è molto preoccupante, ma una sua uscita dall’euro sarebbe gestibile, se si affronta la crisi in modo prudente». Cosa significhi quel “prudente” mi resta un concetto oscuro, ma tant’è, io e i tedeschi sapete che ci prendiamo poco. La Buba, inoltre, mette in guardia Atene dal mancato rispetto degli impegni: le prossime elezioni potrebbero infatti mettere a rischio le misure concordate e «con questo verrebbe messo in discussione il proseguimento del programma di aiuti e la Grecia dovrebbe sopportarne le conseguenze».

Alla fine, la capitolazione: «Ogni Paese membro dell’Eurozona dovrà preparare uno scenario in vista dell’eventuale uscita della Grecia dall’euro». Lo hanno stabilito nel corso di una teleconferenza i tecnici dell’Ewg, il gruppo di lavoro dell’Eurogruppo, in pratica gli sherpa che preparano le riunioni dei ministri delle Finanze europei: «Il gruppo - ha spiegato uno dei tecnici - ha concordato che ciascun Paese dell’Eurozona prepari un piano di emergenza, individualmente, per capire le potenziali conseguenze di una fuoriuscita della Grecia». Il problema, però, è che tutte le parti in causa nella tragedia greca, sembrano dimenticare un dettaglio: non è affatto detto che per imporre controlli sul cambio (svalutazione) e sui capitali (limitazione dei prelievi) la Grecia debba uscire dall’eurozona automaticamente. Anzi, l’opzione islandese per Atene non è per nulla da escludersi, in punta di trattati. E non è nemmeno vero che se abbandona l’euro per la nuova dracma, la Grecia debba per forza uscire dall’Ue.


COMMENTI
24/05/2012 - il primo problema non è la crescita economica (Fabrizio Terruzzi)

Monti sbaglia: il primo problema non è la crescita economica tout court, quanto il ripristino di condizioni di competitività, ben più difficile e vasto, senza cui lo sviluppo sarebbe solo di breve durata. Nella situazione attuale la lira si sarebbe già svalutata pesantemente. Quale analogo effetto possiamo ottenere con i mezzi di oggi?. Attenzione la Germania paga lo "zero virgola" sui sui titoli di stato, è stracolma di liquidità presso la BCE e la sua industria è quanto mai sana e potente. Oppressi da enormi interessi sul debito e da un'austerità che toglie ogni risorsa per lo sviluppo, gli altri paesi sono destinati ad essere schiacciati sempre di più dal colosso Germania che non solo non dimostra alcuna intenzione di attenuare questa sua posizione dominante ma sta facendo di tutto, più o meno consapevolmente, per rafforzarla. Per di più con l'aiuto incondizionato dei mercati. Quello che è da mettere pesantemente sul tavolo a Bruxelles è di come si possa rapidamente riequilibrare nell'UE la competitività fra le nazioni. E va detto chiaramente che in mancanza di una risposta chiara e convincente converrà lasciar perdere l'Euro e riparlarne casomai un'altra volta.