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FINANZA/ 1. Bertone: il "piano" di Draghi per l’ora X dell’Europa

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Mario Draghi e Angela Merkel (Infophoto)  Mario Draghi e Angela Merkel (Infophoto)

Nel frattempo, dopo la corsa agli sportelli bancari in Grecia, è iniziato il bank run in Spagna. Intanto, agenzie di rating e uffici studi rilanciano i numeri dell’esodo di capitali dai titoli del debito sovrano e dalle Borse del Sud Europa, inclusi i bond societari e i correnti correnti. Un fiume di denaro che ha messo in ginocchio il sistema spagnolo. L’Italia, grazie al forte risparmio privato, tiene meglio. Ma fino a quando?

Il quadro finanziario è ben chiaro agli occhi di Draghi., Il bollettino di guerra di ieri segnala: 1) il Pmi composito, che misura le aspettative dei direttori acquisti delle imprese europee, è sceso ai minimi da tre anni calando a maggio a quota 45,9 punti dai 46,7 di aprile. La recessione morde e morderà ancor di più; 2) crescono i prestiti chiesti dalle banche alla Bce ai livelli massimi da due mesi: 3,9 miliardi confermando il trend al rialzo dopo i 2,5 miliardi di martedì e 1,2 miliardi di lunedì. In lieve aumento, secondo quanto riporta Bloomberg, pure i depositi overnight con 766 miliardi parcheggiati nelle casse di Francoforte contro i 764 del giorno prima. Insomma, da una parte il mercato interbancario è fermo, dall’altro chi ha liquidità (vedi le grandi Sa tedesche) non si fida e parcheggia i denari all’1%; 3) l’euro è ai minimi da 22 mesi sul dollaro, la sterlina e lo yen. Non solo. Ormai le banche Usa hanno stretto i rubinetti: per rifornirsi di moneta Usa, in questi giorni, gli istutiti europei non possono che bussare alla porta della Bce; 4) non è certo virtuosa la corsa ai Bund tedeschi a due anni, collocati allo 0,07% presso una clientela alla ricerca spasmodica di sicurezza. Una corsa, per giunta, drogata dagli acquisti in arrivo dalla vicina Svizzera che continua a comprare euro (o Bund, il che è lo stesso) a palate pur di impedire una rivalutazione del franco che potrebbe mettere a rischio l’industria, il turismo e i servizi della Confederazione. 5) pesa pure la caduta delle Borse a livelli infimi: per dirla con Giovanni Perissinotto, le Generali ormai sono prezzate in Borsa la stessa cifra di quando raccoglievano un quinto dei premi di oggi. Insomma, segnali di crisi della finanza dell’eurozona si sono ormai tradotti in uno stress generale, fatto di mille episodi da cui emerge un sistema fuori controllo, che ormai crede solo nella famosa legge di Murphy per cui “se una cosa può andar male, sicuramente lo farà”.

In questo quadro Draghi difende le misure straordinarie, cioè i prestiti Ltro che “ci hanno fatto guadagnare tempo, preservando la funzionalità della politica monetaria, impedendo un collasso dei mercati bancari” che avrebbe avuto effetti su produttività e lavoro “di gran lunga più pesanti” di quelli che ci sono stati. Ma è ben consapevole che occorre oggi un salto in avanti, in tempi brevissimi. L’ora X potrebbe scattare addirittura nel prossimo weekend, sfruttando la circostanza che lunedì prossimo le Borse Usa resteranno chiuse per festività. Può esser quindi l’occasione giusta per varare misure a sostegno del sistema bancario europeo, in grado di allontanare il rischio della corsa agli sportelli nell’Ue, a partire dalla Spagna.



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